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Mark Haddon, I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura, Einaudi

Non amo visceralmente i racconti, il mio entusiasmo per le narrazioni brevi è tutto per le fiabe, per tutto il resto devo superare una certa ritrosia iniziale. A volte mi ricredo, a volte pur riconoscendo il valore della scrittura non riesco a trarne un autentico piacere, come in questo caso.

Ho preferito premettere la mia scarsa propensione verso il genere per rendere giustizia all’autore de “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” ma il motivo per cui questi racconti non mi sono entrati nel cuore è probabilmente lo stesso per cui critici più accreditati spenderanno note positive.

Surreali, avventurosi, realistici. Se dovessi cercare un filo conduttore direi che questi nove racconti ruotano intorno alla caducità, ai sottili equilibri psicologici ai quali ci aggrappiamo per leggere -e reggere- la realtà nei momenti in cui la vita cambia repentinamente le carte in tavola e ci costringe ad imparare giochi per i quali non siamo tagliati. In ciascuno sembra di camminare lungo una linea di confine, affacciati ad un baratro poco rassicurante in cui ciò che è reale scivola rapidamente verso il mistero e l’assenza di certezze.

Nel primo racconto un pontile crolla trascinando sott’acqua decine di vite: una tragedia che si consuma in pochi istanti di panico cui seguono l’attivita febbrile dei soccorritori, il salvataggio dei superstiti e l’indifferenza di chi già dal giorno successivo cambia itinerari ed evita di appuntare lo sguardo sul luogo della tragedia. Un bambino appena ripescato dai flutti si ostinerà a raccontare una storia fantasiosa per mitigare l’orrore e, in fondo, ciò che accade nei successivi racconti mi pare ricalchi in qualche misura la medesima necessità di trovare consolazione in realtà alternative a ciò che ci sconvolge e non riusciamo a piegare al nostro bisogno di comprensione, abbandonando la mente a derive surreali, oniriche o depressive.

La bambina ha visto morire i genitori ed è inconsolabile. Il bambino invece ha messo insieme una storia in cui i genitori sono caduti in mare e sono stati raccolti da un peschereccio, una storia così dettagliata e raccontata con una serietà tale che la vecchia a cui la sta raccontando si rende conto che qualcosa non quadra solo quando lui le spiega che adesso vivono in Francia. 

In ogni racconto la morte allunga la sua ombra e i personaggi trovano pace fuggendo in quei meandri che la mente controlla pagando prezzi altissimi, meandri in cui il lettore si infila con reticenza e senza una definitiva comprensione.
Mi fermo qui, ci sono momenti in cui a ciascuno basta la sua angoscia.

Viv

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