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Fausto Brizzi, Ho sposato una vegana, Einaudi
Fausto Brizzi, Se prima eravamo in due, Einaudi


Il mio parrucchiere, dal quale per altro mi reco assai di rado e sempre con una certa riluttanza, da qualche tempo ha affiancato alle irrinunciabili riviste di gossip un angolino dedicato ai libri o, per essere fastidiosamente fiscali, a quei quaderni cartacei, sui quali vengono stampati minuti caratteri alfabetici che si traducono in parole, seppure non altrettanto conseguentemente in letteratura.

Venendo a Brizzi, cavalcando il noto adagio potremmo dire che, se non gliel’ha espressamente ordinato il dottore di scrivere libri, il commercialista potrebbe averglielo caldamente consigliato visto che una minima notorietà assicura a personaggi vari ed eventuali del vippaio italiota la possibilità di veder pubblicate da case editrici come Einaudi le loro biografie in itinere e alla Murgia l’opportunità di stroncarle nei suoi memorabili mercoledì (penso al libro della signora Bruni Tedeschi madre di Carla e Valeria o all’ultimo libro di Luca Barbareschi).
Ecco, io non sono Michela Murgia -che non mi risulta si sia occupata di Fausto Brizzi e neppure so che opinione ne abbia- ma mi prendo la libertà di fare uscire il post di mercoledì in suo omaggio.

Brizzi è scrittore e regista ormai sulla cinquantina e si è dilettato a raccontare l’incontro e le sue vicende personali accanto alla moglie -l’attrice Claudia Zanella- in “Ho sposato una vegana” e i mesi che hanno preceduto la nascita della figlia Penelope Nina, senza virgola, in “Se prima eravamo in due”.

Brizzi per lo più gioca sulle ossessioni, alimentari e non, della moglie e la dipinge come una maniaca del controllo, dalle teorie piuttosto estremiste a cui è evidentemente impossibile opporsi.
Per quanto sia inevitabile sottintendere che lei sia complice in questa operazione che vuole essere ironica e disimpegnata -e dal punto di vista letterario disimpegnata lo è senza dubbio- il ritratto compiaciuto che ne esce, singolarmente e di coppia, è insopportabile al punto da inficiarne anche la lettura.
La copertina -tre ciabattine da spiaggia che senza merito campeggiano nelle vetrine della grande distribuzione- strizza l’occhio all’estate ma non lasciatevi adescare e, se di vacanza vi vien voglia, dirottate soldi e aspettative su un paio di infradito e un bel telo da mare.

Due le considerazioni positive, perchè alla fine qualcosa di positivo si trova sempre: la brevità -intorno al centinaio di pagine in entrambi i casi- e la consolazione di non aver speso neppure un ghello nè per l’uno nè per l’altro.

Viv

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