Tag

, , ,

Aldo Costa, Non dormirai mai più, Piemme
Aldo Costa, Fate presto e mirate al cuore, Piemme

Sul primo capitolo della trilogia, “Non è vero”, avevo espresso un giudizio sostanzialmente positivo e a giro di ruota avevo letto il secondo ma ho atteso l’uscita del terzo per chiudere il cerchio.

Partiamo da “Non dormirai mai più” in cui ritroviamo protagonisti in solitaria -in quanto sostanzialmente divisi per la gran parte della narrazione- il procuratore Serena Ainardi e il prosciolto Lorenzo Cremona.
Cremona, ritiratosi in una valle montana a coltivare il desiderio di solitudine e a smaltire uno stato depressivo, si vede affidare in modo del tutto extra giuridiziale una ragazzina di sedici anni vittima di uno stupro che necessita di un rifugio “sicuro”.
A partire da questa prima notazione va detto che il racconto è un tantino creativo sul piano della realtà e in alcuni casi del tutto improbabile.
Il ritmo è buono ma per certi versi ripropone situazioni già viste nel primo volume, mi riferisco in particolare alla fuga finale lungo i sentieri montani con i sicari alle costole.
Resta una sorta di sospensione sul piano della vicenda criminale e romantica, giustificabile dall’esistenza di un terzo romanzo a completamento della trilogia ma il primo capitolo -ampiamente riassunto nel corso della narrazione- è migliore.
Riguardo all’abitudine di riassumere nel dettaglio “le puntate precedenti”, a cui raramente scampano i romanzi seriali, ho già avuto modo di esprimermi in passato ma ci torno sopra volentieri. Preferisco sempre una sinossi a margine ma riconosco che in questo caso i riferimenti sono inseriti in modo poco invasivo nel cinquanta per cento delle occasioni. L’altro cinquanta è quello che rende del tutto inutile la lettura del primo volume qualora per errore si fosse partiti dal secondo.

E veniamo al terzo.
La passione tra Serena e Lorenzo finalmente trova modo di manifestarsi ma deve fare i conti con una malattia che non lascia scampo e che allontana il procuratore Ainardi dalle indagini sul campo a beneficio dell’organizzazione criminale intorno alla quale si stava stringendo il cappio della magistratura.
La struttura ritrova il ritmo incalzante del primo romanzo, il racconto si tinge di note amare sul piano umano e il finale non chiude a doppia mandata lasciando nodi laschi su entrambi i fronti, giudiziario e personale. Sembrerebbe una notazione negativa ma non lo è: nell’imperfezione di una storia che non si ostina a “finire bene”, la mancata quadratura del cerchio rende la vicenda più disarmante sul piano dei sentimenti e più realistica su quello delle indagini.
Sempre che l’autore non intendesse tenersi aperta l’opportunità di un quarto libro.

I due personaggi cardine sono indovinati e coinvolgenti e vengono ulteriormente approfonditi in questo capitolo in cui l’azione è relegata a margine privilegiando le interazioni psicologiche. Il destino che grava beffardo su di loro sin dalle primissime pagine ha il sapore di una condanna a cui si fatica a dare credito e, tesi alla ricerca di quell’elemento che sbrogli una situazione che sembra ormai senza speranza, si fatica a mettere il libro a riposo.
Al netto di tutte le considerazioni l’intera trilogia resta una perfetta lettura di intrattenimento soprattutto per quegli amanti della suspence che rifuggono i thriller eccessivamente espliciti e violenti.
Al mare o in montagna fate voi, io il suggerimento ve l’ho dato.

Viv

Annunci