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André Aciman, Chiamami col tuo nome, Guanda

L’espressione chiamami col tuo nome riassume un’esperienza di amore totalizzante, trasfusionale. La stessa che faceva dire a Catherine Earnshaw riferendosi a Heathcliff Lui è più me di me stessa. 
Nel romanzo di Aciman però i protagonisti sono due giovani uomini e la suggestione nel chiamare l’altro col proprio nome esprime sia formalmente che sostanzialmente il desiderio di identificarsi con l’altro, di vestirne la pelle affidandogli di rimando il proprio esistere.

Niente venti impetuosi di brughiera, ma brezze marine che gonfiano le camicie come vele. Sullo sfondo una ricca villa nel Ponente ligure dove i pomeriggi estivi illanguidiscono tra una corsa in bicicletta su sentieri di ghiaia e un bagno di sole a bordo piscina, cullati dal frinire della cicale e dal profumo del rosmarino.

Elio è un diciassettenne ebreo di buona famiglia, un adolescente colto, musicista e letterato figlio di un professore universitario illuminato che ogni estate trasforma la villa di famiglia in una piccola enclave culturale, in cui si fa musica, si parla di arte e letteratura.

Ogni estate, per sei settimane, la famiglia di Elio ospita uno studente americano che si sta dedicando alla tesi di dottorato. Una seccatura per Elio che deve rinunciare agli agi della sua stanza e sopportare la presenza di un estraneo ma Oliver non è come i suoi predecessori.
L’affinità elettiva tra i due si manifesta da subito in una scontrosa alternanza di avvicinamenti e allontanamenti fino allo svelamento dei sentimenti reciproci e alla separazione definitiva.

L’autore parla per bocca di Elio e dà voce al turbamento, all’insicurezza, ai pensieri talora ossessivi ed estenuanti di un adolescente che si scopre innamorato, che si teme non corrisposto e al contempo fa i conti con inclinazioni che non aveva messo in conto.

Preparatevi ad una parte iniziale ricca di fascinazione ambientale, ad una parentesi romana sotto tono, ad un finale struggente e ad alcuni dettagli fastidiosi, l’episodio della pesca è quello che tutti citano ma per la verità ce n’è un altro che, pur essendo applicabile anche a coppie etero, ho trovato maggiormente sgradevole e indicativo di un’ossessione se non patologica, sicuramente priva di buon gusto.

Quanto ai sentimenti, anche quelli vanno oltre il sesso dei personaggi coinvolti.

E ci verrà da chiamarla invidia, perchè chiamarlo rimpianto ci spezzerebbe il cuore. 

Viv

 

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