Tredici

Jay Asher, Tredici, Mondadori

In famiglia siamo grandi fruitori di immagini (film, serie tv, documentari storici) e con l’avvento di Netflix l’offerta ha raggiunto potenzialità commestibili insperate in anni passati.

Ci siamo perciò ritrovati a guardare anche i primi episodi di “Tredici”, una mini serie tratta dal romanzo di Jay Asher che oltreoceano ha ottenuto grande seguito soprattutto tra gli adolescenti. Nessuna sorpresa visto che tratta tre argomenti sensibili tra i più giovani: bullismo, suicidio e violenza sessuale.
Contestualmente, ma del tutto casualmente, ho avuto accesso al libro ed è soprattutto su questo che intendo soffermarmi, poiché i due prodotti non sono del tutto sovrapponibili.

Il romanzo è scritto in prima persona, al presente storico (due aspetti che solitamente, specie se presi insieme, non apprezzo granché) con il linguaggio spiccio della quotidianità adolescenziale. Lo stile è piuttosto povero ma il ritmo funziona, bene o male, fino alla fine.

La premessa è il suicidio di una diciassettenne. Dopo la sua morte alcuni compagni, in successione, cominciano a ricevere un pacchetto postale che contiene una serie di audiocassette in cui la ragazza denuncia i loro comportamenti omertosi, la superficialità, il disinteresse, gli atti di bullismo e le piccole crudeltà di cui si sono resi complici più o meno consapevolmente.

Alle origini del suo gesto Hannah sembra invocare l’effetto farfalla -dettagli insignificanti che provocano conseguenze imprevedibili e non strettamente correlate- e più in concreto l’effetto accumulo di singoli episodi, apparentemente marginali, che stratificandosi diventano fardelli insopportabili da gestire.

Le parole sono importanti, le parole guariscono, le parole feriscono. Non ogni singola parola ma indubbiamente molte delle cose che diciamo -e facciamo- andrebbero soppesate con maggiore consapevolezza. Quando si dice che i bambini sanno essere crudeli ci si dimentica di aggiungere che non perdono questa prerogativa da adolescenti e sfortunatamente neppure da adulti.
L’empatia è per pochi, che ci piaccia o meno ammetterlo, e ciascuno di noi si reputa generalmente più sensibile di quanto in realtà non sia.
In ogni caso per me è stato inevitabile chiedermi se davvero gli adolescenti, americani o europei, si identifichino con i coetanei proposti dall’autore: privi di rispetto per l’altro, con più che scarse capacità di relazione, solidarietà, senso civico, autoironia non pervenute.

A suo modo il libro rappresenta un invito alla consapevolezza, al prestare attenzione agli altri, al loro malessere, ricordando che rappresentiamo un continuum spazio temporale in cui le nostre azioni e il loro contrario non appartengono a noi soli.
Quello che tuttavia non mi riesce di perdonare a testi che scelgono di trattare argomenti spinosi -può essere il suicidio ma mi è già capitato di fare le stesse osservazioni a proposito della Shoah- è l’eccessiva superficialità, il volerne fare oggetto di mero intrattenimento.
Da qui alla sciatteria il passo è, solitamente, brevissimo.

In questo caso il punto di vista è filtrato dall’angolo acuto della vittima, con brevi contrappunti del giovane coinvolto nell’ascolto di questo atto di accusa postumo.
Non c’è approfondimento dei caratteri, delle motivazioni, nessuna ricerca di soluzioni praticabili. Gli adulti sono una categoria indistinta che si limita a frasi di circostanza e a ricordare ai figli di non dimenticare il cestino del pranzo.

Leggevo che in America, dopo l’uscita della serie TV, si sono aperti numerosi dibattiti sull’opportunità di offrire ai teenagers un prodotto che non dà valide alternative al suicidio e in cui il consulente scolastico, unico adulto coinvolto, esce malissimo dal confronto. Va detto che rispetto al libro la fiction televisiva, pur banalizzando le tematiche e diluendole fino allo sfinimento, tenta il recupero delle figure genitoriali e inserisce molti elementi estranei al romanzo per contestualizzare la vicenda ma resta un’operazione piuttosto superficiale.

Intendiamoci, trattandosi di “arte” potrebbe persino essere priva di messaggi salvifici ma la sciatteria che finge profondità è imperdonabile.
Alla fine rimane solo la storia adolescenziale, con qualche frase, anche quella a effetto, da trascrivere sul diario scolastico.

Viv

14 pensieri riguardo “Tredici

    1. Il seguito delle Gilmore Girls l’hanno visto le mie figlie (io ho visto gli ultimi dieci minuti) posso dirti che sono rimaste delusissime: noioso, senza spessore e senza un finale convincente (quello l’ho visto anche io e sono rimasta basita dalla pochezza). Era una serie che funzionava sulla mezz’ora e all’epoca sia io che le figlie lo seguivamo e ci divertivamo ma dilatata allo spasimo e senza una sceneggiatura adeguata è imbarazzante. Per dire che non ti sei persa niente nel merito. Netflix invece… è una piccola miniera. Buona domenica
      (anche il canale della Feltrinelli su Sky programma serie BBC molto belle, spesso in costume).

      1. mi consolo allora dai se mi dici che è stata una delusione…e pensare che hanno fatto un chiacchierare di pubblicità su questo seguito! r invidio in effetti il canale laf putroppo nn ho sky e mi rammarica molto perche su la f, quando per pochi mesi era gratis, mi piaceva da matti … i programmi sulla bbc se alludi a quelli sull arte qualcosina lo passano su ra15 e mi piace da morire! mia sorella ha sky e mi conferma che i documentari bbc sull arte sono spettacolari come le serie d epoca come dici tu…

  1. Non conosco la serie televisiva e neanche il libro, l’argomento attorno al quale ruota tutta la vicenda è delicato e serio.
    Mi trovo d’accordo con le tue sagge riflessioni, credo che certi temi vadano trattati con la giusta misura e senza cadere nella superficialità.
    E da qualche parte dovrebbe emergere luminoso quel messaggio salvifico che lettore e spettatore si aspettano, io credo di sì.
    Tu hai scritto un articolo profondo dal quale emerge in pieno la tua intelligenza e la tua vera sensibilità, complimenti Viv.
    Un bacio cara, buona giornata.

    1. Guarda, il libro fatico a definirlo un romanzo ma resta il fatto che se si vuole parlare di certi argomenti meglio sarebbe partorire un prodotto che lasci anche solo un piccolo segno. Certo la serie TV ha in qualche modo fatto parlare ma è troppo adolescenziale e stereotipata. Baci cara e grazie per tutto 😘

  2. Bellissima recensione, Viv! Non conoscevo né il libro né la serie TV. Certo i temi sono interessanti, io poi ho un figlio adolescente e quindi sono molto sensibile a questi argomenti… Quello che noto in questi ragazzi, certo non in tutti, è la mancanza di senso civico, purtroppo…

    1. Vista la risonanza della serie tra i ragazzi, per lo meno oltreoceano, mi ha turbata il pensiero che riuscissero ad identificarsi così tanto in personaggi che sono alla fine delle macchiette senza spessore. Va bene essere adolescenti, va bene un pizzico di banalità e superficialità ma coltivare qualcosa di più profondo sarebbe davvero il minimo. Speriamo…

  3. Ciao Viv, la mia idea sarebbe quella di leggere il libro in tempi brevi per poi vedere la serie TV, ma la tua recensione ha decisamente smorzato l’aspettativa.
    Probabilmente leggerò lo stesso il libro, ho già preso l’ebook…
    Come serie tv, se non l’hai vista, ti consiglio Big Little Lies (trasmessa da Sky), con (e prodotta da) Nicole Kidman: un drama-thriller, molto ben fatto, che avrebbe dovuto essere un film, ma che poi è diventato una serie breve (7 episodi) e che non avrà seguito, cosa per me apprezzabile.
    Buona domenica :-*
    Lo’

    1. Ho appena finito di vederla e devo dire che mi è piaciuta incluso il fatto, come sottolinei tu, che abbiano scelto di non dilatarla in serie successive. Tredici sto continuando a vederla ma un po’ a rilento, la prima puntata è lunga e noiosa al punto che viene da chiedersi “come farò a vedere le altre dodici?” poi migliora devo dire ma non crea dipendenza 🙂 Il libro l’ho trovato piuttosto inutile, si limita a gettare un sasso nello stagno senza seguire i cerchi… Buona domenica!!!

  4. Il libro dunque una occasione persa ma la tua recensione decisamente centrata nell’analisi sia dei contenuti sia dal punto di vista sociale. E di questo ti ringrazio perchè fa davvero bene ricordarsi che non siamo tutti belli bravi e fighi. Proprio no.
    :-*

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