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Sybille Bedford, Il retaggio, Adelphi

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Tre famiglie tedesche, legate da vincoli matrimoniali, intrecciano vicende e interessi a cavallo tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento.
Gustavus e Jules, figli del barone von Felden e discendenti di un’antica e sonnolenta famiglia di proprietari terrieri, sposano rispettivamente le sorti dei Bernin, una delle grandi famiglie della Germania meridionale con una spiccata vocazione politica e mire di egemonia cattolica e dei Merz, ricchi berlinesi di origini isaraelite.

Come in molti romanzi corali in cui nelle prime decine di pagine nomi e riferimenti si affastellano numerosi, confesso che non avrei disdegnato la classica paginetta riassuntiva con le ramificazioni genealogiche.

Il romanzo si apre su un affresco generale in cui, attraverso la voce narrante della figlia di secondo letto di Jules, si anticipano come acquisiti alcuni dati che verranno ripresi nei capitoli successivi, in cui la narrazione riprende ab origine.
Il racconto prosegue senza un vero protagonista e si sposta tra Germania, Francia e Spagna inseguendo il dettaglio delle vicende personali in modo talora frammentario e la lettura risulta penalizzata dall’inserimento di dialoghi in francese di cui non è riportata la traduzione nelle note.

Le pagine dedicate ai preparativi dei due matrimoni di Jules -in cui i protagonisti si ostinano a dirimere gli obblighi formali connessi alle unioni miste pur non essendo minimamente praticanti- sono in assoluto le più efficaci, insieme all’atmosfera di smarrimento che si respira nelle ultime pagine che, in un cerchio simbolico, si chiudono riprendendo le vicende del figlio cadetto dei Felden, che nei primi capitoli avevamo abbandonato alla vita militare.
Lo scandalo che lo riguarda ha radici nella brutalità dell’Accademia prussiana tanto quanto nella burocrazia del potere di cui le famiglie si sono rese complici. Quest’ultima tragedia segnerà le famiglie trasversalmente, indebolendo la loro posizione politica e mettendo in luce la fragilità del loro status.

L’intento dell’autrice è dichiaratamente quello di tracciare il ritratto di tre famiglie lontanissime tra loro se non per l’anacronismo con cui si aggrappano ai propri privilegi, sottolineando il retaggio che diede origine alle drammatiche vicende successive, ma in generale manca un approfondimento adeguato delle relazioni interpersonali e le vicende restano fin troppo private per abbracciare contestualmente il periodo storico.
Alla fin fine non è un libro che mi verrebbe voglia di regalare.

Viv

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