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Fouad Laroui, L’esteta radicale, Del Vecchio Editore

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Vincitore di una serie di premi letterari questo libro si compone di otto racconti, due dei quali -quelli che ho preferito- danno il titolo all’edizione italiana e a quella francese.
L’autore è un perfetto esempio di integrazione: magrebino per nascita, laureato in ingegneria in Francia, docente in econometria e scienze ambientali in Olanda dove attualmente insegna letteratura francese, padroneggia arabo, francese e olandese.

Prendendo a pretesto le chiacchiere di un gruppo di uomini che tirano sera consumando aneddoti ai tavolini di un bar di Casablanca, racconta il Marocco nelle sue fratture interne, con gli immigrati che si lasciano alle spalle un passato contadino per abbracciare la mentalità borghese e meno intransigente dei cittadini, e quello dei migranti esteri di prima e seconda generazione.
Dalle tradizioni dei padri agli aneliti di modernità i suoi racconti allungano lo sguardo in entrambe le direzioni senza risparmiare critiche argute alle une e agli altri con uno stile originale che media tragedia e comicità.

Nel primo racconto, che dà il nome all’edizione francese, la tradizione dei matrimoni combinati si scontra con le istanze di una giovane studentessa che, lontanissima dal percepire come un traguardo le nozze con un pingue uomo di mezza età rivendica un’identità che non sia fatta di pannolini e di sottomissione muliebre.
Nel racconto da cui prende il titolo l’edizione italiana si consuma il grottesco equivoco di un giovane che nel tentativo di mascherare l’imbarazzo di un presunto difetto fisico verrà scambiato per un terrorista suicida.
Godibilissimo a mio avviso anche il racconto incentrato sulle insidie del color bounni, che nessuno sembra in grado di definire con esattezza, in cui l’autore punta il dito contro la farraginosità della burocrazia statale e sull’indolenza delle masse.

Con garbo e leggerezza Laroui mette a fuoco gli stereotipi del mondo arabo, nostalgico e tradizionalista fino all’immobilismo, e allo stesso modo guarda con sarcasmo puntuale le storture occidentali provocate dall’islamofobia e, mentre respiriamo la polvere del Maghreb, dà voce alle contraddizioni di un’identità culturale in evoluzione che si misura con un mondo dai confini sempre meno definiti a cui guardare con curiosità, rispetto e un pizzico di sana ironia.

Viv

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