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Edward Frederic Benson, La regina Lucia, Fazi

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Romanzo umoristico ambientato nella provincia del Lincolshire, primo di una serie che ebbe grande fortuna nell’Inghilterra degli anni Venti e si legge con piacevolezza anche un secolo dopo.

La vita della piccola società di Riseholme ruota da sempre intorno ai capricci e alle manie di protagonismo, innocue ancorché piuttosto fastidiose, di Emmeline Lucas, da tutti chiamata Lucia -in italiano nel testo- in ossequio ad un altro dei suoi vezzi.
Personaggio dagli innesti bizzarri in cui scaltrezza e ingenuità si sposano ad un solida ignoranza e ad una vanità fintamente eccentrica, Lucia tiene in pugno i sudditi del suo piccolo regno recitando un copione che nessuno osa mettere in discussione a partire dal dolce e remissivo Pepino, marito accorto che si guarda bene dal contrastarla e dall’amico e cavalier servente Georgie che finge di credere a tutte sue bugie. Come è giusto che sia, le cortigiane, in particolare la signora Quantock che più di tutte ne soffre il primato, la amano e la odiano in egual misura e in generale sono tutti impegnati a mentire per apparire sotto la luce migliore.
Ostentando una raffinatezza posticcia, a partire da un gusto ridondante e onnicomprensivo negli arredi, e inseguendo i dettami dell’aristocrazia dell’epoca, Lucia millanta una conoscenza della lingua italiana che ovviamente non possiede utilizzando incidentalmente frasi studiate ad hoc, impone il suo narcisismo esibendosi in sonatine al piano che terminano con il sospiro assorto che, a suo dire, dovrebbe suggellare ogni rapimento estatico che si rispetti e, inutile dirlo, si espone ad una serie di gaffes scatenando inevitabili gelosie e malumori.

Il romanzo è per certi versi animato da due episodi distinti, ma è il secondo che farà vacillare il trono di Lucia con l’arrivo a Riseholme di una celebrità del bel canto che distoglierà la sua corte dagli annoiati passatempi a cui li ha addomesticati.

La letteratura inglese ci ha abituato bene e gronda esempi meravigliosi in cui viene messo finemente alla berlina il provincialismo simpaticamente cialtrone di certa società bene che dall’alto di un gradino di quindici centimetri si copre di ridicolo.
In quest’ottica “La regina Lucia” è una commedia gradevole anche se non l’ho trovata brillante come alcune recensioni entusiastiche mi avevano spinto a ritenere, i personaggi sono macchiette caricaturali, prevedibili e rassicuranti nella miglior tradizione, l’ironia permea con elegante sobrietà le pagine pur senza guizzi di autentica genialità ma se vi piace l’ambientazione troverete scones, pardon, pane per i vostri denti.

Viv

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