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Elizabeth Jane Howard, Gli anni della leggerezza, Fazi Editore
Elizabeth Jane Howard, Il tempo dell’attesa, Fazi Editore

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O piacciono o non piacciono. Parlo delle saghe familiari e, meglio dirlo subito, io ne sono irresistibilmente attratta.
Certo, richiedono una penna capace di districarsi in un racconto complesso che sappia intrecciare i fili dell’ordito principale con quei dettagli, solo apparentemente secondari, che contribuiscono alla credibilità dell’insieme.

Primi due di cinque volumi, “Gli anni della leggerezza” e “Il tempo dell’attesa” sono ambientati a partire dal 1937, quando i venti di guerra cominciano a soffiare su Londra e sulla campagna inglese dove i Cazalet -imprenditori nel settore dei legnami- si ritrovano durante un’estate solo apparentemente spensierata nella residenza avita che accoglierà tutta la famiglia durante il conflitto imminente.
Dalla coppia capostipite, William Cazalet e consorte, discende una nutrita schiera di figli, tre maschi sposati, una figlia nubile legata ad un’amica in una relazione sentimentale platonica e numerosi nipoti e cugini.

Gran parte del primo volume si dispiega nella presentazione dei personaggi, secondo uno schema corale in cui innegabilmente ampio spazio viene dato alla visione del mondo al femminile. Se nel primo volume sono le nuore a far da lente di ingrandimento, nel secondo sono le loro figlie adolescenti a filtrare il racconto e pur mantenendo la narrazione in terza persona, salvo brevi concessioni all’espediente del diario personale, è attraverso i loro occhi che il mondo maschile prende forma.
È nella famiglia del secondogenito Edward che si rispecchiano maggiormente i ricordi autobiografici dell’autrice: il desiderio di indipendenza, il rapporto ambiguo con il padre e quello con la madre che, per insoddisfazione propria, non riesce ad instaurare con la figlia Louise una relazione di affetti efficace. Forse è proprio per questo motivo che, a dispetto di una prima felice impressione, è il nucleo più disfunzionale, quello che viene approfondito meno nelle motivazioni che spingono i genitori ai loro comportamenti ambivalenti. Per la stessa ragione, si può presumere sia guardata con singolare tenerezza la speciale relazione di affetti padre-figlia che unisce Hugh e Polly da un lato e Rupert e Clary dall’altro, in assoluto i momenti più lirici del racconto.

Nel secondo volume la guerra entra definitivamente nelle vite dei Cazalet ma la loro resta una posizione privilegiata. L’eco dei bombardamenti, i problemi del razionamento, com’è ovvio, li raggiungono anche nel Sussex ma per certi versi nel prolungarsi infinito della permanenza in compagna, vi è una sorta di immobilismo che sfocia in una estenuante attesa che si colora di angoscia e talora, nel caso dei più piccoli, persino di noia.
Spesso è proprio attraverso il loro sguardo attento e sensibile, talvolta crudelmente impietoso, che il mondo adulto si disvela nelle sue contraddizioni e nelle sue fragilità.

Una lettura per passisti, che si fa via via più interessante, man mano che i caratteri e le dinamiche interpersonali vengono approfondite o semplicemente ci si adegua alla cadenza del racconto che sembra voler dilatare il tempo fino ad approssimarlo a quello reale permettendo ai dettagli di trovare collocazione, ai sentimenti di esprimere le sfumature e ai personaggi, persino quelli minori, di uscire dalla zona d’ombra. Personalmente ho amato la dolce e goffa Miss Milliment, l’istitutrice, una figura a cui ogni buon insegnante potrebbe ispirarsi per la sua capacità di ascolto e per la volontà di indirizzare con garbo, discrezione e rispetto i suoi allievi ma confesso di avere un debole anche per la giovanissima e bellissima Zoë che da capricciosa e superficiale evolve quasi in sordina pagando in silenzio il prezzo dei suoi errori senza lasciarsene travolgere.

Dalla saga dei Cazalet la BBC ha tratto una serie, disponibile al momento solo in originale, con Hugh Bonneville -Lord Grantham in Downton Abbey- tra i protagonisti.
Per metà settembre è in arrivo da Fazi editore la versione tradotta del terzo volume.

Viv