Belgravia

Julian Fellowes, Belgravia, Neri Pozza

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Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale con Gosford Park, Emmy Award per Downton Abbey.
Devo aggiungere altro o è sufficiente a motivare il fatto che Fellowes, sarebbe arrivato sugli scaffali della mia libreria anche se avesse pubblicato le liste della spesa in età vittoriana?

Con “Belgravia”, suo terzo romanzo, ha scelto di ricalcare lo stile editoriale dickensiano dei feuilleton ad uscite settimanali e da aprile a giugno si è consumata in formato elettronico la saga dei Trenchard e dei Brockenhurst, ora disponibile in volume unico anche in versione cartacea.

La sera della vigilia della battaglia di Waterloo si incrociano ad una festa danzante i destini di due giovani, Sofia Trenchard, figlia del principale approvvigionatore dell’esercito inglese di stanza a Bruxelles e Lord Edmund Bellasis, erede dell’illustre famiglia aristocratica dei Brockenhurst. Lo spettro della battaglia imminente di per sè non basta ad azzerare le distanze sociali ma certamente apre varchi attraverso i quali gioventù e bellezza non faticano a lasciare il passo all’amore.
Nel secondo capitolo ritroviamo le loro famiglie un quarto di secolo dopo a Londra dove il padre di Sofia, abbandonate le forniture militari, è un affermato costruttore edile. A lui si devono i bianchi colonnati che hanno trasformato l’elegante quartiere di Belgravia in quella che i suoi detrattori amano definire una “torta nuziale” ed è qui che i Brockenhurst hanno la loro residenza londinese.

Finora non vi ho detto nulla della trama e nulla aggiungerò.
Vi basti sapere che l’intreccio si fonda su un tragico equivoco e che occorreranno undici capitoli perchè verità e giustizia possano trionfare.
Ciascuno si conclude lasciando il lettore sospeso tra un malinteso e l’altro e tuttavia intimamente fiducioso nel lieto fine, in ossequio alla formula “falli ridere, falli piangere, falli aspettare” che Wilkie Collins aveva teorizzato con Dickens e messo in pratica ne “La donna in bianco” che, a mio avviso, resta una delle vette più alte di questo genere letterario.

“Belgravia” d’altro canto è da considerarsi un intrattenimento raffinato per estimatori del romanzo in costume.
La prevedibilità dell’intreccio è parte del gioco, come la stigmatizzazione dei buoni e dei cattivi. Il lettore in questo senso può lasciarsi trasportare senza tema di essere ingannato dal narratore che non rinuncia ad inserire chiavi di lettura esplicite sottolineando di volta in volta gli stati d’animo dei suoi personaggi.
L’ambientazione anticipa di un secolo quella del set di Downton Abbey ma vi ritroviamo le medesime dinamiche tra i piani nobili e la servitù così come le istanze di modernità incarnate in un ceto di imprenditori che, in virtù del loro denaro, tentano di conquistare una posizione sociale, culturalmente ancora lontana a venire, grazie al matrimonio.

La lettura scorre velocissima -personalmente avrei mal sopportato di dover attendere una settimana tra un capitolo e l’altro- e si adatta come un guanto ai pomeriggi indolenti che impone la calura estiva.

Viv

14 pensieri riguardo “Belgravia

  1. Cara, eccomi, che recensione favolosa, ti ho vista incollata alle pagine di questo libro che deve essere un vero capolavoro.
    “Falli ridere, falli piangere, falli aspettare” è una massima da imparare a memoria, mi piace molto.
    E tu hai fatto bene a non svelare troppi dettagli della trama, tra il resto in questo genere di romanzi le trame sono davvero intricate ed è un piacere scoprirle pagina dopo pagina.
    Quando tornerò a Genova lo cercherò, grazie Viv, un bacione!

    1. Fellowes è uno sceneggiatore coi controfiocchi (non a caso i suoi personaggi sono espliciti come le parentesi di un copione!) ma se cerchi un feuilleton doc vai senza remore su “La donna in bianco”. Bacioni

    1. “La dama in bianco” è un classico del feuilleton vittoriano. Intrighi a gogò ma quello che mi ha conquistato maggiormente è lo stile narrativo che cambia a seconda del personaggio cui dà voce. 🙂 buon week end!

  2. Te lo devo dire? Tanto lo sai che mi hai convinta alle prime tre righe! 😀
    La lista della spesa di età vittoriana, tra l’altro l’averi adorata 😀
    Me lo segno, e ora vado a leggere anche la recensione della Donna in bianco, visto che allora non ti seguivo ancora.
    Grazie per questo prezioso suggerimento, mi cercherò anche gli altri libri di Fellows.
    P.S.: mi sono accorta che non seguivo nemmeno la tua pagina Facebook…gravissima mancanza!

    1. Non stiamo parlando di un capolavoro, è una lettura di intrattenimento ma se sei amante del genere è piacevole. Io, poi, sono orfana di Dowton Abbey e non me lo sarei lasciato sfuggire per nulla al mondo. “La donna in bianco” resta il mio feuilleton preferito, soprattutto immaginato nel suo giusto contesto. Buona serata 🙂

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