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Edith Wharton, Raggi di luna, Bollati Boringhieri

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Ho letto due romanzi della Wharton, l’altro è “L’età dell’innocenza”, e devo ammettere con un certo candore che neppure questa volta, pur nella generale piacevolezza della lettura, ne sono uscita con una sensazione di perfetta sintonia. Non ho dati sufficienti per esprimere un parere trasversale sulla sua opera ma al momento, volessi approfondire, mi orienterei sui racconti, non foss’altro che per verificare se siano tutti arguti come “Xingu” che ho già avuto occasione di consigliare qualche tempo fa.

“Raggi di luna” è certamente più debole rispetto al romanzo che valse alla Wharton il Pulitzer ma vi si respira, questa volta in uno scenario europeo, la medesima atmosfera di frivolezza e ipocrisia cui si abbandonava l’alta società americana degli anni Venti.

Nick e Susy, senza averne titolo in proprio, gravitano da sempre nell’orbita di amici generosi cui si rendono graditi ospiti in cambio di piccoli servigi e obblighi sottaciuti. Sono entrambi parassiti di quell’aristocrazia del denaro che si muove tra l’America e l’Europa con sublime indifferenza della moralità e persino del pettegolezzo; maestri nell’arte di arrangiarsi guardano al presente cogliendo l’attimo e le occasioni propizie.
Per sfuggire al giogo dei loro mecenati decidono di unire le loro sorti con un matrimonio a tempo determinato ovvero finchè dureranno i regali di nozze, assegni beninteso, o uno dei due troverà una sistemazione sentimentale più conveniente.
Tra un chiaro di luna sulle rive del lago di Como e una passeggiata tra le calli veneziane tuttavia la tenerezza coniugale si insinua al di sotto del cinismo e se il legame amoroso li nobilita al contempo rende intollerabile accettare nell’altro gli inevitabili compromessi morali cui li espone il debito nei confronti dei loro benefattori.

“La tragedia del loro rapporto era stata che amarla aveva suscitato in lui ideali che lei non avrebbe mai potuto soddisfare. Si era innamorato di lei perché, come lui stesso, era divertita, priva di pregiudizi e disincantata; ma purtroppo, se non avesse cessato di essere tutte queste cose, non avrebbe potuto continuare ad amarla. Era un circolo vizioso in cui ruotava senza speranza.” 

Un romanzo per certi aspetti estremamente moderno, dall’infedeltà esibita, al divorzio, al pragmatismo nei rapporti, per non parlare della lista nozze a suon di assegni che fa a buon diritto impallidire la disinvoltura delle ultime generazioni.

Detto questo, resta un romanzo di secondo piano con personaggi e trama al di sotto delle aspettative.

Viv