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Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi

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Volumetto agile, scorrevole, con un linguaggio accessibile ai ragazzi e un approccio ironico e positivo verso la disabilità in senso lato, aspetto che in tempi oscuri di intolleranza e bullismo non guasta.
Chissà se qualche insegnante di scuola media ha pensato di inserire questo libro nelle famigerate liste di letture per l’estate.

Il fratello che rincorre i dinosauri è Giovanni, quartogenito con un cromosoma in più di una bella famiglia solida e solidale. Il narratore è Giacomo, secondogenito diciottenne, di cui forse ricorderete un video amatoriale che li vede entrambi protagonisti di un finto colloquio di lavoro che attraverso brevi immagini del quotidiano di Giovanni mette in luce le sue potenzialità di interazione sociale ed affettiva con una prospettiva allegra e affatto pietistica.

Il libro racconta l’arrivo in famiglia di Giovanni attraverso gli occhi di un fratello maggiore di sei anni che impara a vincere l’imbarazzo del mondo e a convivere con la diversità fino a coglierne e ad apprezzarne l’unicità.
L’handicap è l’occasione per guardare il mondo con gli occhi di Giovanni in un continuo “viaggio tra gli opposti.”

“Gio che si butta a terra fingendo di cadere per sbaglio. Gio che scrive ogni azione prima di farla. Gio che salva una lumaca dalla nonna che la vuole cucinare. Gio che, se gli chiedi se quello che ha in mano è un pupazzo o  un lupo vero, risponde:”Pupazzo vero”.”

Gio -aggiungo io- che per descrivere la guerra disegna una ragazza che mangia un gelato su una panchina e si guadagna un meritatissimo 10. E non perchè ai disabili i voti si regalino ma perché la sua spiegazione insegue un pensiero trasversale che va dritto al cuore del problema.
O, più semplicemente, va diritto al cuore.

Viv