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Kent Haruf, Crepuscolo, NNEdizioni

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Secondo capitolo della trilogia di Haruf, “Crepuscolo” ci riporta nelle praterie del Colorado e nella vita dei fratelli Mc Pheron.
Chi abbia letto “Il canto della pianura” li ritroverà assaporando la stessa sensazione di fiducioso benessere con cui si riposa sotto una grande quercia.

All’interno di un racconto corale in cui si alternano le storie degli abitanti di Holt, questi due fratelli rappresentano il prezioso nucleo di una bontà antica fatta di affidabilità, abnegazione, saggezza e un pizzico di tenera goffaggine.
Non esagero se affermo che varrebbe la pena di leggere Haruf anche solo per incontrare Harold e Raymond.
Il loro affetto per Vittoria e per la piccola Katie ha la ruvida, asciutta semplicità dei gesti che guariscono.

Victoria aveva preparato la colazione. Portò i piatti di uova e bacon e il pane tostato e imburrato, versò il caffè nelle tazze e tutti sedettero al tavolo in legno di pino della cucina. La bambina allungò le braccia e disse: Nonno, allora Raymond se la mise sulle ginocchia e iniziarono a mangiare.

La polvere del Colorado si dirada per lasciare spazio alla speranza, la solitudine si riempie di timide promesse.
Lo stile di Haruf fa il resto e, per quel che vale, ne fa uno dei due autori-rivelazione del mio 2016 letterario. L’altro è Peter Cameron.
Qui e qui le precedenti recensioni della trilogia.

Viv

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