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Paolo Perlini, Nei miei giochi di fantasia, Robin Edizioni

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Lo seguo da tempo sul blog Panirlipe e questo é ormai il terzo volumetto che raggiunge la mia libreria. Qui e qui le precedenti recensioni.

Colpisce, di Paolo, la grande versatilità.
Pur mantenendo un denominatore comune nell’elegante prosa scorrevole e nei bei dialoghi -e chi ha provato a scrivere sa quanto sia facile cadere nell’artificiosità- si muove con naturalezza da un genere all’altro e approda in questo caso ad un racconto di formazione.

Michele suona il piano, è un adolescente tranquillo, con un talento solido senza autentici picchi di genialità. Il suo compagno di banco, Daniele, non ha occhi che per Loredana e per conquistarla comincia a prendere lezioni di chitarra. La sua passione per la musica sembra costruita a tavolino ma evolve negli anni in autentico virtuosismo grazie alla tenacia instancabile che applica a tutti i suoi obiettivi, talora con caparbietà machiavellica.
Daniele, se pure non privo di fascino, resta una figura ambigua, un freddo, un amico possessivo dall’opportunismo mascherato. Tuttavia non è il solo ad approfittarsi dell’ingenuità di Michele che sembra nato per attirare amici, e amiche, dall’indole predatoria che saturano gli spazi e spariscono lasciando cicatrici che hanno il sapore delle verità taciute, pur senza arrivare al vero e proprio raggiro.

All’ombra delle note si snoda un racconto delicato, una tranche de vie che ha il sapore dei ricordi sospesi, dei giorni acerbi. Il tutto in uno stile pulito che aderisce, nella forma e nella sostanza, allo sguardo di Michele, adolescente alla finestra cui sfuggono alcune evidenze ma non viene meno la capacità di indirizzare il suo futuro verso una durevole e solida serenità.

Viv