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Daria Colombo, Alla nostra età con la nostra bellezza, Rizzoli

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Mi aspettavo qualcosa da questo romanzo di Daria Colombo, mi aspettavo che mi piacesse quanto “Meglio dirselo”, che lessi qualche anno fa e che ha fatto da traino a questo secondo acquisto.
Invece mi sono ritrovata tra le mani un libro poco centrato di cui, a lettura ultimata, rimane una sensazione sbiadita.

Attraverso l’amicizia di due donne l’autrice racconta le fasi della vita femminile, i drammi personali di Lisa e Alberta e la vita politica dell’Italia dall’ascesa del berlusconismo alla nascita del nuovo partito di sinistra e oltre.
La trama procede per episodi e per salti temporali, a partire dall’incontro sui banchi universitari dove Lisa sta completando un percorso interrotto con il matrimonio e la nascita della figlia e dove Alberta frequenta senza troppa urgenza la facoltà di lettere.
Lisa e Alberta sono due opposti che si attraggono: Lisa moglie e madre insicura, si ritaglia qualche spiraglio di autonomia fuori dalla gabbia dorata di un matrimonio bon ton con un antiquario milanese egotico e narcisista; Alberta, ha l’incoscienza e l’esuberanza dei vent’anni e compensa l’inesperienza con una sicurezza inossidabile.
I quindici anni che le separano creano un terreno di scambio, l’obiettivo comune cementa il sodalizio.

Cosa non funziona?
Per esempio la frammentazione del racconto, che si limita ad accennare ad episodi della vita delle protagoniste senza approfondirne alcuno, i dialoghi in cui si avverte la presenza incombente dell’autrice, il sentimento politico mal integrato che ruba la scena come un terzo incomodo.

Un’altra considerazione. In genere io apprezzo la scelta di evitare riferimenti troppo precisi a personaggi del gossip e della cronaca che tendono ad invecchiare il testo e, a distanza di qualche anno, risultano incomprensibili ai più ma in questo caso, trattandosi della contestualizzazione storica, che è comunque fortemente sottolineata, trovo piuttosto peregrino, per dirne una, riferirsi a Berlusconi come all’imprenditore miliardario, quello delle tv private, che aveva costruito un partito per non lasciare il Paese in mano ai comunisti.

E ancora. Siamo negli anni Novanta, anni che fanno parte del mio vissuto personale, eppure non mi ci sono riconosciuta, la sensazione è quella di leggere di un periodo precedente, che la mia memoria non identifica con la mia esperienza, malgrado siano passati a stento un paio di decenni, malgrado l’azione si svolga in un ambiente, quello milanese, che conosco bene e che ho trovato confortante ritrovare nei percorsi di Alberta e Lisa.

Concludo a sorpresa con l’invito a leggere il primo romanzo di Daria Colombo che, al contrario, avrebbe meritato una recensione positiva che non gli è toccata solo perché il blog non esisteva ancora.

Viv