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Alessia Gazzola, L’allieva, Longanesi
Alessia Gazzola, Un segreto non è per sempre, Longanesi
Alessia Gazzola, Le ossa della principessa, TEA

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Alice Allevi, specializzanda in medicina legale con una spiccata attitudine investigativa, è la protagonista di questa serie che al pari delle omologhe televisive -penso a Bones ma con i dovuti distinguo anche a Grey’s Anathomy- coniuga indagini anatomopatologiche alla commedia romantica. Tra il giallo e il rosa, tuttavia, prevale sicuramente il secondo, con un taglio ironico che, soprattutto nel primo romanzo, tra rossori e figuracce, colloca Alice Allevi in vetta alle classifiche quanto a goffaggine femminile.

Dei tre “L’allieva” è certamente il più contaminato dalla commedia sentimentale, il più brioso ma al contempo il meno originale quanto a stereotipi e forse proprio per questo gli ho preferito l’ultimo, in cui a mio avviso si raggiunge il miglior equilibrio narrativo stemperando gli eccessi alla Bridget Jones per dare più spazio all’indagine. Va detto, ad ogni buon conto, che la trama gialla resta comunque e sempre in secondo piano, pasticciata talvolta dall’ansia di depistare il lettore.
Per la verità, dopo tre romanzi, mi accorgo di sapere ben poco della vita di Alice, come di quella di Claudio ed Arthur,  che in un’altalenante attrazione ripropongono la dicotomia tra il moro e il biondo, lo sciupafemmine in carriera, arrogante e stanziale, e il free lance irrequieto, in fuga dai legami, che riesce a sentirsi vivo solo sotto le bombe.
Manca l’uomo affidabile, con una percentuale di egoismo ed egotismo al di sotto della soglia di guardia, ma quello, facciamone una ragione, è difficile da trovare anche nella vita reale, figuriamoci in un romanzo. Al lettore seriale non rimane che l’attesa e a me la serialità non dispiace.

Un piccolo appunto lo farei invece sul modo di ovviare alla sindrome da “riassunto delle puntate precedenti” che spesso affligge questi romanzi, sindrome che nei primi tre, quattro capitoli infligge continui incisi atti a consentire ai nuovi lettori di collocare nello spazio e nel tempo personaggi che agli zelanti sono ormai noti.
Sarebbe come a dire che, a beneficio di chi inizia a seguire Grey’s Anathomy alla quinta stagione, gli sceneggiatori ammannissero flash back più o meno dettagliati ogni volta che appare sullo schermo uno dei protagonisti.
Comprendo la necessità di riprendere le fila del discorso ma suggerirei in alternativa due paginette iniziali di presentazione, del resto i riassunti servono proprio a questo: rinfrescare la memoria ai distratti e illuminare i ritardatari.

In generale sono letture di svago, rivolte ad un pubblico prettamente femminile, con un piglio più ironico che sentimentale, la qual cosa apprezzo particolarmente perché, da romantica un po’ ruvida qual sono, non amo molto la deriva kleenex.
La serie si arricchisce di un seguito e di un prequel.

Viv