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Elizabeth George, Le conseguenze dell’odio, Longanesi

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“Compra con un click”. L’acquisto compulsivo è una caratteristica che accomuna molti lettori, superfluo sottolineare che i possessori di un reader spesso ne sono patologicamente affetti, ingolositi dalle offerte e da quella formuletta magica che consente di scaricare l’ebook in pochi secondi.
Così è stato anche questo romanzo che, previo rapidissimo sguardo alla sinossi, è entrato a far parte della mia biblioteca virtuale.

In questo caso ritengo di aver pescato uno dei romanzi meno riusciti di un filone a cui mi era parso di poter dare una chance, diciannovesimo volume di una serie che vede protagonisti l’ispettore Lindley e il sergente investigativo Barbara Havers, ma questo l’ho scoperto solo a cose fatte.
Dopo aver letto i commenti di alcuni lettori seriali posso azzardare che non si tratti del loro momento migliore -chi in crisi professionale, chi sentimentale- ma sta di fatto che entrambi, estrapolati dai precedenti romanzi e dal contesto pregresso, si presentano come personaggi di scarso, scarsissimo interesse.

La trama è un complicato intreccio di vicende familiari e di indagini poliziesche che comincia a prendere forma dopo un considerevole numero di pagine. Un giovane suicida affetto da disturbi mentali, una madre bugiarda patologica ossessionata dal legame coi figli, un marito inerte, una scrittrice vittima di un omicidio che nasconde segreti inconfessabili, un tentativo di avvelenamento.
Questa la superficie, al di sotto i piccoli grandi peccati di egoismo e di omissione, che ciascuno seppellisce dentro di sé.

La famiglia nutre affetti ed efferatezze, ed è proprio intorno ai legami tra i personaggi che è costruito l’intero romanzo.
Se il personaggio nodale della madre è un benchmark negativo di raro egotismo, i comprimari non sono mai ciò che sembrano e sono comunque peggiori di quel che mostrano: esasperati interpreti di uno stereotipo, divorati dall’odio, dalla debolezza di carattere, da segreti inconfessabili. In ultima analisi è difficile riuscire ad entrare in sintonia con uno qualunque di loro.

La natura del gioco porta a spingersi rapidamente fino all’ultima pagina e nel complesso risulta un romanzo piuttosto scorrevole ancorché corposo ma, come avviene in ogni meccanismo complesso, quando gli ingranaggi sono assemblati senza un’amorevole cura il risultato è grossolano.

Viv

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