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Cristina Caboni, Il sentiero dei profumi, Garzanti

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Qualche mese fa il nome di questa autrice è rimbalzato sui siti di molte foodblogger, infatti il suo secondo romanzo, “La custode del miele e delle api”, era legato, con un’interessante operazione di marketing, ad un’iniziativa che ne prevedeva la lettura in anteprima in abbinamento a una ricetta a base di miele.
Io mi sono ritrovata tra le mani il suo romanzo di esordio e sono partita da “Il sentiero dei profumi”.

Ovviamente, a dispetto del colore di copertina, si tratta di un romanzo rosa con premesse e conclusioni in tinta.
Si comincia con il tradimento del fidanzato fedifrago a Firenze, per finire diritte e filate nel Marais parigino tra le braccia del nuovo vicino di casa, bel tenebroso con qualche cicatrice sul cuore e una serie di qualità da far invidia a Jude Law ne “L’amore non va mai in vacanza” (e non dite che non l’avete visto perché non ci credo).
Solitamente la protagonista si ricicla come panificatrice o bibliotecaria, in questo caso la molla del riscatto sta tutta nei profumi, un mondo che conosco poco e pratico ancor meno, dunque adatto a suscitare un interesse del tutto privo di sovrastrutture.

E d’improvviso mi scopro a desiderare un naso come quello del Grenouille di Süskind, capace di separare le note di testa, di cuore e di fondo. Sogno piramidi olfattive, vagheggio di saper comporre un bouquet a partire dalla sola idea delle singole essenze, al pari di un musicista sordo che compone la partitura di ogni strumento senza aver bisogno di ascoltare l’ensemble.

In definitiva, ancor più della trama -e aggiungerei dello stile che nelle prime pagine, ma fortunatamente solo in quelle, ha accenti davvero adolescenziali- è vincente la passione per un mondo in via di estinzione che, allontanandosi dalle logiche imprenditoriali della profumeria industriale, privilegia la creazione di profumi da indossare come abiti su misura, in tutto e per tutto corrispondenti a chi li utilizzerà, capaci di raccontarne la storia e di esaltarne la personalità.

Lo ammetto, non ho mai utilizzato profumi, salvo uno, sempre lo stesso e molto raramente, ma questo romanzo ha fatto nascere il desiderio -o forse, visti i prezzi proibitivi, dovrei dire il miraggio- di regalarmi un profumo unico, che rispecchi le mie fragilità ed esalti i miei punti di forza, un profumo come quelli che crea la protagonista di questo romanzo e che, fuor di finzione letteraria, vengono ancora distillati in profumerie di antico e costosissimo lignaggio come Floris, a Londra.

Un romanzo da consigliare all’amica romantica, quella che messa alle strette sceglierebbe il tepore del caminetto anche in pieno agosto solo perché d’estate i profumi sono off limits perfino al riparo di un ombrellone.

Viv