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Peter Cameron, Coral Glynn, Adelphi

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Natale, in barba al Kindle che ormai assorbe il 98% delle mie letture, porta sempre qualche bel libro cartaceo; scelta dettata dal fascino del pacchetto, tanto più obbligata in questo caso visto che dei romanzi di Cameron non esiste ancora la versione digitale.

Per comprendere la bella scrittura di questo autore basterebbe l’incipit che in una manciata di righe presenta tempo, luogo e personaggi creando nel lettore una subitanea adesione al testo.
Siamo nell’immediato dopo guerra e Coral Glynn giunge a villa Hart, una dimora vittoriana tetra e isolata, come infermiera personale dell’anziana padrona di casa. L’improvvisa morte della sua assistita sembra riportare l’incertezza nella vita di Coral ma inaspettatamente viene chiesta in moglie da Clement, riservato figlio di Mrs Hart e maturo reduce di guerra con una parziale invalidità.
Spinti da sentimenti confusi, dallo spettro della solitudine quanto da un desiderio di stabilità, i due si ritrovano a contrarre un matrimonio che a causa di fattori esterni non verrà mai consumato.

La penna di Cameron, asciutta ed elegante, spinge a leggere senza interruzione anche se la trama, a dispetto degli eventi, ha un andamento pacato quasi scorresse a velocità costante, incurante di tutto e di tutti.
Ogni personaggio sembra mosso dal desiderio di non porsi troppe domande riducendo al minimo i tempi di riflessione, le scelte appaiono dettate dal caso e dall’opportunità del momento, la felicità giunge quasi fosse una resa obbligata ad un destino propizio.
“Coral Glynn” è un romanzo d’amore privo di accenti passionali, che teorizza l’insondabilità dei sentimenti così come i motivi per cui ci si sceglie e si resta legati. L’afflato, quando c’è, resta appena accennato, quasi si trattasse di un mero accidente e forse anche per questo motivo Coral stessa pasticcia e cambia idea di continuo sorprendendo chi legge per l’apparente noncuranza delle sue decisioni.

L’aspetto intrigante risiede nella capacità di Cameron di catturare l’attenzione dei suoi lettori anche in assenza di una trama forte, svelando i suoi personaggi con frasi lasciate cadere quasi per caso, frammentando informazioni che cambiano radicalmente il punto di osservazione. Pertanto nulla è mai come viene inizialmente percepito, a rafforzare l’idea più volte espressa che l’altro sia fondamentalmente inconoscibile.
“Esiste mai la possibilità di sapere davvero chi sono gli altri? Sono tutti come le monete; hanno due facce; se non come i dadi che ne hanno sei.” 

Viv