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Il sasso batte le forbici, le forbici battono la carta, la carta batte il sasso.
E il gatto batte l’albero. Non lo sapevate? La morra felina recita così.

Non che tutti i gatti siano nemici giurati degli alberi di Natale come l’iconografia alla Simon’s Cat ama dipingerli, tant’è che per anni non ho mai pensato di rinunciare al mio albero.
La variabile nel mio caso si chiama Lily. Nonostante non sia più propriamente una cucciola, pare incapace di distinguere tra ciò che è commestibile e ciò che non lo è, dilettandoci in modo piuttosto teatrale con i suoi tentativi di soffocamento.
Perciò, anche se mi piacerebbe raccontarvi la favola del grande albero scintillante con i doni nascosti sotto i rami più bassi e una carola natalizia in sottofondo, l’albero riposa in cantina e quanto ai regali -che velo dico a fare?- sono al riparo sugli scaffali più alti della libreria.

Non il dettaglio più insignificante, considerando che da anni sono ufficiosamente iscritta al Club dei Christmas Addicted, possiedo una piccola collezione di palline scelte una per una che occupano metà della cantina e sogno da sempre un giardino d’inverno a metà tra Narnia e Las Vegas.

Lo scorso anno mi sono lasciata sfuggire un meraviglioso albero da soffitto che avrebbe risolto tutti i miei problemi e quest’anno che mi ero decisa ad acquistarlo non ne ho trovato neanche un esemplare.

Nel frattempo ho ripiegato sulle ghirlande sospese e gli addobbi in tessuto, ovviamente a forma di gatto.

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Ed ecco Lily, opportunamente ribattezzata grazie ad una felice ispirazione di Fancyhollow la “gatta masticatrice”, i dentini del resto non le mancano.

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Viv