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Nicolas Barreau, Parigi è sempre una buona idea, Feltrinelli

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Favola moderna sullo sfondo di una Parigi patinata.
In una piccola cartoleria nel quartiere di St. Germain, Rosalie illustra biglietti d’auguri con i suoi acquerelli e festeggia ogni compleanno sulla terrazza della Tour Eiffel da cui lascia cadere su Parigi un messaggio con un desiderio che vorrebbe vedere realizzato.
Potrei attardarmi sulla trama ma per la verità l’intreccio è talmente prevedibile così com’è, che sottrarre anche un solo elemento di sorpresa sarebbe imperdonabile.

Il romanzo, il secondo che leggo di questo autore, è un autentico, purissimo, chick lit.
Coerentemente, va da sè che il termine di paragone non sarà Proust. Qui si tratta di stabilire se lo consiglieremmo all’amica ipoglicemica per trascorrere qualche ora sotto il suo plaid preferito.

Di bello c’è la città, una Parigi da cartolina, un’atmosfera rarefatta che profuma di croissant e café crème, un racconto che anestetizza ogni pensiero e fa venir voglia di una vacanza parigina. E in questo senso, come recitava anche Audrey Hepburn nei panni di Sabrina “Parigi è sempre una buona idea”.
Per contro gli ingranaggi sono davvero troppo scontati e i personaggi sembrano un campionario di stereotipi, che soffrono e si consolano senza colpo ferire uniti da una sciatteria che li colpisce collettivamente e ne fa delle macchiette dai sentimenti poco credibili. Fintamente buoni perché troppo tiepidi, inutilmente cattivi perché caricaturali.
Quanto alla trama i piccoli misteri che accompagnano la narrazione hanno soluzioni straordinariamente poco originali, che il lettore individua senza merito molte pagine prima dello svelamento.
Si puó fare meglio e sono convinta che anche Barreau sappia di aver cavalcato l’onda con questo romanzo, e di aver sprecato un’occasione per regalare ai suoi lettori un dolcificante meno sintetico.

Viv