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Anne Tyler, Una spola di filo blu, Guanda

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In fondo si tratta solo di una storia di famiglia, una famiglia come tante senza eventi eclatanti e tragedie inconsolabili eppure, come sempre quando l’autore ha mano felice, la narrazione riesce a dare spessore al quotidiano e tridimensionalità ai personaggi.
Anne Tyler in questo è maestra.

La saga dei Witshank ha radici negli anni Venti quando il capostipite Junior arriva a Baltimora per costruirsi un futuro nel ramo delle costruzioni ma il racconto, si apre su Red e Abby, rispettivamente figlio e nuora ormai in età matura e con quattro figli adulti fuori casa.
Quelli che prendono vita, tra le righe, sono i percorsi che spingono a scegliersi, a rimanere uniti a dispetto di sentimenti spesso contraddittori, di incomprensioni stratificate e rancori irrisolti che la famiglia assorbe e traduce in un rassicurante linguaggio fatto di intime consuetudini, di tavolate domenicali e di vacanze estive sempre uguali.
Della trama non voglio dir nulla, e poco per la verità c’è da dire in questo caso, perché protagonisti, più delle vicende, sono i legami tra i personaggi, il bisogno di comprendere soprattutto chi ci ferisce.

Nella coralità del racconto, svettano le personalità dominanti della madre Abby, del figlio Denny, che tiene in scacco la famiglia con i suoi silenzi e le sue lunghe ed ingiustificate assenze, e del nonno Junior, intorno al quale ruota l’acquisizione, non senza qualche piccola ombra, della casa di famiglia in Bouton Road.

Un romanzo che forse pecca nella parte strutturale, a causa di alcuni lunghi flash back -quasi un racconto nel racconto- che interromperebbero il filo della narrazione se non arrivassero tardivi, quando tutto è ormai compiuto.
Pur precedendo le pagine finali, in cui la spola di filo blu guadagna le luci della ribalta, si presentano come una sorta di appendice, un focus teso a svelare i retroscena di alcuni personaggi.
Le dinamiche di coppia trovano così voce in un dondolo che scricchiola sotto il portico, divengono più comprensibili nelle macchie di vernice blu intrappolate tra le fessure dell’acciottolato del vialetto d’ingresso, nei piccoli mantra quotidiani che mantengono il sentimento costante nel tempo. Persino una spoletta di filo può aprire alla comprensione, come un codice segreto a cui ha accesso solo chi è parte della famiglia.

Viv