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Agatha Christie, Sento i pollici che prudono, Mondadori

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Se la protagonista sente i pollici che prudono figuratevi come mi sento io dopo l’ennesima lettura deludente. Vi ho risparmiato una serie di recensioni inutili ma qui spendo volentieri qualche parola, perché il fatto che anche i migliori possano non essere sempre all’altezza della loro fama in fondo ha qualcosa di consolante.

Pur avendo letto un gran numero di romanzi di Agatha Christie è la prima volta che incrocio i coniugi Beresford, Tommy e Tuppence.
In questa vicenda, dopo una vita spesa nell’investigazione e di cui io con tutta evidenza mi sono persa il meglio, li ritroviamo ormai avanti negli anni impegnati in un’indagine che prende l’avvio dalla visita ad una anziana parente presso una casa di riposo.
Una coppia rodata dagli anni e dall’affetto reciproco che certamente avrei apprezzato maggiormente se questo non fosse stato il nostro primo incontro e se la cara Agatha fosse stata al suo meglio.
Purtroppo invece il racconto è fiacco e parimenti lo sono le soluzioni investigative.
Forse il fatto che sia stato scritto espressamente per soddisfare le insistenze dei lettori che chiedevano che fine avessero fatto i loro beniamini non ha giocato a favore di un’autentica ispirazione.
Sul fronte “letture” finora è stata un’estate al ribasso e neppure Agatha sembra in grado di farla decollare.
La nota positiva è che la produzione di questa autrice è vastissima e per lo più brillante; anche pescando a caso sarà quasi impossibile non riuscire a scovare qualcosa di meglio.

Viv