Tag

, , ,

Silvana De Mari, L’ultimo elfo, Salani

IMG_6357

Si usa ancora regalare libri ai bambini?
Non penso certamente ai genitori che passano per questo blog che, da buoni lettori, scelgono con cura e leggono personalmente i libri che propongono ai figli. Mi rivolgo ad amici, zii e nonni che sovente non sanno che pesci pigliare.
Dunque, se siete alla ricerca di un bel titolo, vi consiglio “L’ultimo elfo” di Silvana De Mari e vi assicuro che nessuno mi sta pagando per farlo anche perché questo romanzo, premio Bancarellino, premio Andersen e miglior libro per ragazzi secondo l’American Library Association (2006) è già stato tradotto in ventidue lingue.

“L’ultimo elfo” è un delicato romanzo fantasy, una fiaba in cui piccole note magiche colorano un mondo dalle atmosfere antiche.

A causa di una pioggia incessante, l’intera popolazione elfica, confinata in un territorio inospitale e desolato da un governo di uomini ostili che ne temono i poteri magici, si estingue, letteralmente sommersa dall’acqua.
Unico superstite è Yorsh che le antiche iscrizioni runiche indicano come colui che cambierà le sorti dell’umanità, schiava di un governo brutale e tirannico.

All’inizio del racconto l’ultimo elfo è poco più che un cucciolo, “uno nato da poco” come sottolinea sempre con candore, solo al mondo come solo un bambino può esserlo.
Un personaggio deliziosamente goffo, certo non un eroe a tutto tondo, che incanta e diverte proprio per la sua ingenuità.

L’intreccio non manca ma l’aspetto avventuroso è del tutto secondario.
Il cardine del racconto se mai sono le relazioni tra i personaggi, l’evoluzione dei legami d’affetto, la bontà e lo spirito di sacrificio, senza per altro cadere nella retorica dei buoni sentimenti.

Per la verità la prima parte si chiude quasi affrettatamente ma nella seconda il racconto riacquista il suo respiro più ampio e ritroviamo il piccolo elfo, ormai adolescente, impegnato nell’accudimento di un cucciolo di drago con pagine di una tenerezza commovente che strappano più di un sorriso.

Questo è un libro che le mamme potrebbero leggere ad alta voce ai loro bambini, adattissimo a un pubblico di lettori sotto i dodici anni e ovviamente a tutti gli adulti che amino ancora leggere le fiabe.

Unico neo una licenza linguistico-grammaticale che mi ha fatto metaforicamente estrarre la matita rossa e blu perché “l’aria diventava sempre più poca e sempre più spessa” stride in un libro ben scritto.

La saga continua con “L’ultimo orco” e non si ferma lì.

Viv