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Veronica Roth, Divergent, De Agostini
Veronica Roth, Insurgent, De Agostini
Veronica Roth, Allegiant, De Agostini

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“Divergent” è il primo capitolo di una saga distopica che si snoda senza soluzione di continuità da un volume all’altro, riprendendo la narrazione esattamente nel punto in cui si chiude il precedente romanzo.

Considerando la trilogia nel suo insieme, una lettura che, dopo una partenza scoppiettante, scivola inesorabilmente verso l’abisso, dilatando i tempi di lettura che si fanno via via sempre meno incalzanti.

Beatrice (Tris) vive in una comunità -solo nell’ultimo volume si scoprirà che si tratta di un’enclave controllata per scopi genetici dal governo degli Stati Uniti- in cui il popolo è suddiviso in cinque fazioni corrispondenti al dato emergente della personalità del singolo: abneganti, intrepidi, candidi, eruditi e pacifici cui socialmente è affidato in gestione il compito per il quale sono stati perfezionati.
All’alba dei sedici anni ciascuno è chiamato a scegliere la propria fazione attraverso un test di simulazione e ad effettuare un periodo di iniziazione al termine del quale verrà accolto definitivamente nella fazione scelta o rigettato come un reietto nel mare magnum degli Esclusi che vivono ai margini della società.
I divergenti sono coloro che non manifestano in modo univoco la predisposizione per una specifica fazione, una sorta di anomalia genetica per così dire. Immuni alla stimolazione chimica delle simulazioni, non rispondono ai tentativi di omologazione del potere e manifestano un’individualità multiforme.

Questo per chiarire dove ci troviamo e a cosa andiamo incontro.

Ammetto di aver letto in velocità il primo e il secondo volume e di aver faticato a terminare il terzo.
I motivi? Nel romanzo di apertura la vicenda è trainante, nei successivi gradualmente si procede verso un magma narrativo in cui inevitabilmente si stagliano con maggiore evidenza i difetti stilistici e strutturali.
Un linguaggio povero, personaggi di contorno poco approfonditi, uno stile approssimativo, scorrevole quanto basta ma con soluzioni un po’ grossolane che, alla lunga, soddisfano solo marginalmente la curiosità del lettore.
Nel terzo capitolo, inoltre, la voce narrante si sdoppia, alternando il racconto in prima persona di Tris e Tobias, ma i due punti di vista tendono a risultare del tutto sovrapponibili e spesso ci si ritrova a chiedersi chi dei due sia al timone del racconto.

Si tratta indubbiamente di un fumettone per adolescenti, e come tale va letto, anche in virtù della storia d’amore che lega i due protagonisti e che ha tutte le caratteristiche e le ingenuità del tira e molla adolescenziale.

Alcune idee vincenti -manipolazione genetica, perdita dell’individualità, controllo chimico della popolazione- un inizio intrigante e una lenta progressione verso la noia.

Il mio consiglio? Se amate le saghe distopiche cominciate a leggere il primo.
Se siete lettori seriali e curiosi cronici non è detto che non finiate col leggere anche i successivi traendo conclusioni non troppo lontane dalle mie.
Lettore avvisato, mezzo salvato.

Viv