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Elizabeth von Arnim, Mr Skeffington, Bollati Boringhieri

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Cinquant’anni.
Un traguardo a cui Lady Fanny guarda con apprensione da quando lo specchio le rimanda un’immagine pesantemente sfiorita e i malanni si affacciano a turbare le sue giornate sempre più solitarie.

Divorziata da Mr Skeffington -con superficiale noncuranza seppure per giusta causa- nell’età in cui la sua bellezza era allo zenit e le attirava nugoli di corteggiatori adoranti Fanny Skeffington ha trascorso gli ultimi decenni nel benessere di una cospicua rendita, elevando la fatuità a regola di vita.

Dopo anni di totale dimenticanza Mr Skeffington fa proditoriamente capolino nei pensieri di una Fanny provata dall’approssimarsi del compleanno, dal diradamento dei capelli e dal reticolo di rughe.
Per allontanarne il fantasma, contatta alcuni dei suoi ormai sopiti amori ma
con dolorosa sorpresa, e siparietti molto godibili per il lettore, li scopre in altre faccende affaccendati, per nulla disposti ad elargire conforto e parimenti invecchiati e irriconoscibili. A suon di sguardi attoniti che trasudano disagio e malcelata commiserazione è così costretta a fare i conti con la realtà.
E la realtà avrà infine il volto tragico di Mr Skeffington in un finale non del tutto inaspettato che inaspettatamente tuttavia si immerge nella realtà storica delle persecuzioni naziste.

In questo caso ci troviamo di fronte una von Arnim ironica, meno grottesca e più sarcastica, che si situa in posizione mediana rispetto ai giudizi alterni espressi in altre recensioni.

Un romanzo che irride, non senza una certa benevolenza, le donne fatue e superficiali, che stigmatizza la bellezza come feticcio e la mancanza di senso del ridicolo.
Esiste qualcosa di più penoso di una donna che non accetta di invecchiare con eleganza, di cambiare abiti e prospettive e che continua a civettare sotto strati di belletto sempre più spesso?

Viv