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Alessandro Perissinotto, L’ultima notte bianca, Rizzoli
Alessandro Perissinotto, L’orchestra del Titanic, Rizzoli

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In passato ho già avuto occasione di parlare del primo capitolo di questa trilogia di Perissinotto e della sua protagonista, la psicologa prestata all’investigazione Anna Pavesi.

Dopo un congruo lasso di tempo ho chiuso il cerchio ritrovando la scrittura concreta e lineare di Perissinotto le sue trame delicatamente noir, scorrevoli e non violente.

L’uno contrappone le luci patinate della Torino delle Olimpiadi invernali all’ambiente sordido della tossicodipendenza di strada, l’altro il divertimento preconfezionato di un villaggio vacanza a Djerba alla miseria tunisina che si affaccia appena al di là delle strutture turistiche.
In entrambi i casi Perissinotto ha mano felice nel descrivere l’ambientazione in cui si muovono i suoi personaggi e nel creare intrecci che, pur con qualche deroga, salvaguardano l’opportuna dose di verosimiglianza.

Anna Pavesi, dopo un primo episodio in cui l’avevamo conosciuta sofferente per la recente separazione dal marito, sembra sempre più a suo agio nella nuova dimensione di donna svincolata e comincia a goderne i privilegi dedicandosi ad una relazione senza confini troppo predeterminati. Ne esce il ritratto di una donna piuttosto dinamica che vive cercando di mantenersi in equilibrio lungo la linea sottile tra fragilità e indipendenza.

Due cose ho apprezzato, considerando la trilogia nel suo insieme: la capacità dell’autore di soffermarsi sull’ambiente facendone al contempo cornice e sostanza del racconto e la diversificazione del mood dei tre romanzi che respirano in parallelo con il contesto.

Per amanti del giallo, un giallo tradizionale che non imbratta le pagine di cruenti spargimenti di sangue e muove verso il finale con sobrietà, senza la concitazione di continui colpi di scena.

Viv