La ruga del cretino

Andrea Vitali & Massimo Picozzi, La ruga del cretino, Garzanti

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Romanzo corale, come nella tradizione dell’autore, che si snoda per capitoletti brevi o brevissimi che saltabeccano da un personaggio all’altro e si chiudono invariabilmente lasciando in sospeso l’azione.
Il racconto si trastulla con piccoli dettagli, descritti nella prosa gradevole cui l’autore ha abituato i suoi lettori, e bisogna aspettare ben oltre la metà prima che la trama prenda consistenza e si coaguli intorno al nodo centrale.

1893. Nel torinese vengono rinvenuti i corpi senza vita di due donne con un misterioso biglietto in una tasca, lo stesso che Cesare Lombroso, il chiacchierato pioniere dell’antropologia criminale, ha ricevuto per posta in forma anonima.
Nel tentativo di sbrogliare la matassa Lombroso si affida al talento medianico di Eusapia Palladino -altro personaggio storico- e si reca sulle rive del lago di Bellano. Lì, nelle stanze di villa Alba confluiscono per una seduta spiritica una serie di personaggi che l’autore ha introdotto nel corso della vicenda, in primis la Birce, raccomandata in qualità di domestica dal rettore del santuario di Lezzeno, giovane dal comportamento assente incline allo spiritismo.

Il finale lascia spazio per un sequel che potrebbe riproporre il sodalizio Vitali-Picozzi. Difficile stabilire quanto l’influenza del criminologo abbia pesato sulla prosa del medico bellanese ma se da un lato il romanzo si arricchisce di un insolito tocco noir, d’altro canto gli espedienti letterari e la frammentazione del testo smorzano l’abituale fluida spontaneità della prosa e quella sensazione di piacevole gratificazione che solitamente abita il lettore dopo l’ultima pagina.

Viv

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23 pensieri riguardo “La ruga del cretino

    1. Secondo me il suo massimo pregio, al netto del romanzo più o meno azzeccato, è la spontaneità d’altri tempi che fa chiudere il libro con un sorriso soddisfatto. Qui mi è un po’ mancata quella sensazione da lettrice satolla e compiaciuta 😉

  1. Si, spesso Vitali perde forza e vigore per gigioneggiare… la prosa del frammento a volte si svuota. Però è una lettura piacevole, adatta a certe sere in cui hai solo voglia di staccare (almeno per me… ).Lo leggerò, grazie!

    1. A me Vitali solitamente piace anche se non tutti i suoi romanzi sono ugualmente riusciti. Qui ho trovato una prosa un po’ meno lieve e trascinante, resta una lettura gradevole ma non regalerei questo tra tutti i suoi libri.

  2. Ho conosciuto Vitali a una presentazione di un suo libro e l’ho trovato persona cordiale, un affabulatore di prima scelta. E’ un medico che nelle pause di lavoro scrive le sue opere, sfruttando la facilità di scrittura di cui è dotato. Io ho letto diversi suoi romanzi dove ha dimostrato di essere il degno erede di Piero Chiara. Ora, però, impegnato a scrivere uno o più romanzi all’anno, ha perso, secondo me, la freschezza degli inizi. Repetita… non iuvant… diceva qualcuno. 😀
    Ciao, Viv.
    Nicola

    1. Anche io ho avuto il piacere di conoscerlo ad una presentazione e concordo in pieno con te, sulla piacevolezza della persona e sulla produzione in serie che purtroppo raramente giova alla lunga. Buona giornata Nicola!

  3. Peccato per la mancanza della quale parli sul finale del tuo post, anch’io credo che sia importante chiudere un libro con un senso di vera gratificazione.
    Il sodalizio tra le due figure sembrava annunciare un risultato diverso, a dirti il vero.
    Spendo una parola di elogio per la copertina che trovo davvero splendida, e sempre brava e tu nel proporre le tue letture in modo saggio e sincero, bacioni cara, buona pomeriggio!

    1. La gratificazione di cui parlo è tipica dei libri di Vitali: atmosfere che pescano dalla tradizione, scrittura ironica, intrecci garbati e “rotondi”. Sono libri di intrattenimento intelligente, che ti lasciano in bocca il gusto di una bella fiaba. Questo romanzo è più dispersivo e anche se non è stata una lettura del tutto negativa non mi ha entusiasmata.

  4. Mai letto nulla di Vitali, anche se so che è un autore molto letto, ultimamente… Questo libro sembra carino, se non altro per l’ambientazione. Sto leggendo La donna della domenica e ho una gran nostalgia di Torino e della zona di Alba! 🙂

    1. Vitali ha uno stile molto personale che può piacere o meno ma se mai volessi leggere qualcosa ti consiglierei di iniziare da qualcuno dei suoi romanzi più vecchi. Tra l’altro in questo di Torino c’è poco, ma caso vuole stia leggendo anche io un romanzo di Alessandro Perissinotto ambientato a Torino. 🙂

  5. Il termine -saltabeccare- dovrei usarlo di più, molto simpatico. Senza nulla togliere a Vitali che m’incuriosisce dopo questa tua recensione ma appunto non conosco, c’è da dire che il nome Massimo Picozzi per chi ama il crime non è niente male come garanzia, o sbaglio? Baciotto.

    1. Picozzi è un nome nel merito e sicuramente nell’impianto documentale si sente il suo apporto. Ps. Per un istante mentre scrivevo sono stata tentata di sostituire il termine “saltabeccare”, poi l’ho lasciato perché… piace anche a me 😀

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