Tag

,

Reginald Arkell, Memorie di un vecchio giardiniere, Elliot

IMG_6286

Un racconto delicato che attraversa quasi un secolo, a partire dall’ultimo trentennio dell’Ottocento inglese.

Orfano con una leggera zoppia, Bert Pinnegar fin dalla tenera età dimostra un talento innato e un appassionato interesse per la cura delle piante tanto che, messosi in luce durante una gara di composizioni floreali, nell’età in cui i ragazzi abbandonavano la scuola per cominciare a lavorare nei campi viene assunto come apprendista da colei che nel tempo diverrà sua amica e protettrice.
La giovane signora Charteris, provvede a dirozzarne i modi e ad insegnargli i nomi latini delle piante fino a farne il capo giardiniere dai modi riservati che conosciamo nelle prime pagine del romanzo, lavoratore instancabile a tratti ombroso e testardo, giudice stimato dei concorsi per vivaisti e floricultori, conosciuto in tutta la contea per la sua abilità nell’ottenere primizie a dispetto dei capricci del tempo inglese.
Riconoscimenti ampiamente meritati in anni in cui si stava diffondendo la consuetudine di aprire i giardini privati al pubblico ed un bravo giardiniere era un fiore all’occhiello per i ricchi possidenti.

Una trama che definirei esile se non temessi di veicolare una ingannevole sensazione di inconsistenza. Un racconto in cui i cicli della vita e delle stagioni fanno il loro corso e si compiono con naturalezza lasciando sullo sfondo gli echi ovattati degli avvenimenti storici.

Lettura garbata e rilassante anche per chi, come me, non si riconosce nelle abilità del Vecchio Gramigna che resiste agli anni e ai cambiamenti come le erbe spontanee con cui in un’estate di siccità aveva saputo donare fascino e bellezza al parco della villa.

Finale dai buoni sentimenti che riconcilia con l’autunno della vita.

Viv