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Rabih Alameddine, La traduttrice, Bompiani

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Aaliya vive a Beirut in un appartamento troppo grande per una donna sola. Ripudiata dal marito quando era ancora giovanissima, libraia per caso e traduttrice per vocazione ha trascorso una vita solitaria e bidimensionale in compagnia dei classici della letteratura, della musica e delle sue traduzioni, poco meno di un romanzo all’anno da cinquant’anni.
Nessuna di queste fatiche è mai stata pubblicata, Aaliya conserva le risme di fogli in scatole di cartone ammassate negli spazi inutilizzati della sua casa.
Il romanzo si apre all’alba di un nuovo anno quando si compie la scelta del testo con cui riempirà i prossimi dodici mesi.

Un flusso di coscienza, un diario intimo con cui la protagonista si rivolge direttamene al lettore ripercorrendo la sua esistenza solitaria, la sua amicizia con Hannah, l’unica a cui abbia permesso di avvicinarsi, la sua passione per la letteratura.
Un personaggio dal carattere spigoloso, che ha sviluppato una decisa misantropia e un’avversione per i rapporti sociali, anche quelli superficiali con le vicine di casa che nelle ultime pagine irromperanno tra le pareti del suo santuario casalingo per aiutarla a salvare i manoscritti a dispetto della sua ritrosia.

Eppure, fatte salve le ultime pagine, le più autentiche a mio avviso, non si instaura alcuna empatia tra il lettore e il vissuto della protagonista. Complice una traduzione poco accurata e l’assenza di trama -che di per sé non costituisce un elemento negativo- i ricordi di Aaliya appaiono pretestuosi, uno sfoggio di cultura che non fa insorgere nessun desiderio di condivisione.
In originale il titolo del romanzo è “Una donna inutile” così come inutile è lo sforzo di traduzione della protagonista che invece di tradurre in arabo testi originali dal francese o dall’inglese, lingue che conosce e pratica, sceglie classici in lingue che non le sono familiari incrociando traduzioni preesistenti anglo-francesi.
Vista la materia del romanzo non passa inosservata la trascuratezza della traduzione italiana che si è lasciata sfuggire alcuni strafalcioni imperdonabili.
Un esempio? Il pas de deux della coppia di danzatrici sul carillon -in francese anche nel testo italiano- tradotto nelle note con “non due”.

Viv