Tag

,

Rubén Gallego, Bianco su nero, Adelphi

IMG_6248

Racconto autobiografico dell’infanzia di Rubén Gallego, tra orfanotrofi, ospedali e ospizi della Russia degli anni Settanta.
Nato con una paralisi cerebrale che gli inibiva l’uso di braccia e gambe, venne affidato alle cure dello Stato a meno di due anni e visse nascosto agli occhi del mondo fino ai ventidue, quando riuscì a fuggire dall’Istituto in cui era rinchiuso.

Malgrado le premesse la lettura scorre velocissima, almeno per i due terzi del volume, in brevi sequenze di ordinaria follia: un paio di facciate per l’inserviente impietosa, per l’assistente caritatevole, per i compagni di sventura, per i rari momenti di felicità, per i piccoli atti di eroismo che consentono di sopravvivere in condizioni disumane.
Questa narrazione ad episodi, che tende ad accentuare la sensazione di un vissuto fuori dal tempo e dallo spazio, prosegue inalterata fino alla fine del romanzo ma nell’ultima parte viene avvertita come eccessivamente frammentaria e priva di coesione.

Se sul piano strutturale e letterario presenta qualche falla, il romanzo è innanzitutto la testimonianza coraggiosa di un superstite, un predestinato a morte che sfuggì al prematuro ricovero in un ospizio per adulti non autosufficienti -in cui erano morti, per fame e mancanza di accudimento, tutti gli adolescenti con cui era cresciuto in orfanotrofio- solo grazie ad un guasto ai frigoriferi.
Avete letto bene. Il direttore dell’ospizio paventava che in quella struttura il bambino si sarebbe spento in capo a pochi mesi e poiché per legge non gli sarebbe stato consentito seppellirlo fino alla maggiore età non avrebbe saputo come conservare la salma nell’attesa.

Pagine che grondano brutalità e coraggio scritte in un linguaggio sbrigativo, che fotografa una realtà spiacevole senza cercare di suscitare la pietà del lettore.
Il confine tra la vita e la morte è una linea sottile quando la sopravvivenza dipende dall’accudimento altrui.
Quando la disabilità fisica viene equiparata ad un ritardo mentale, ad un difetto di natura da occultare o si diventa eroi o si muore, come conclude il piccolo Rubén nelle prime pagine.

Avere bisogno dell’aiuto altrui è quanto di peggio, quanto di più tremendo ti riservi la vita.

Viv