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Elizabeth von Arnim, Vi presento Sally, Bollati Boringhieri

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Di quest’autrice ho già parlato diffusamente su queste pagine e, anche se i suoi migliori romanzi li lessi nel periodo antecedente al blog e non figurano tra le recensioni, finisco per leggerla ogni volta che me ne capita l’occasione accettando il rischio di rimanere -come in questo caso- parzialmente delusa.

Scrittrice dalla prosa elegante e ironica, si dilettava nel mettere alla berlina le debolezze umane e le discrasie di una società recalcitrante all’integrazione tra classi.
La psicologia dei suoi personaggi -spesso caricaturali, mai banalmente superficiali- è uno dei suoi punti di forza ma la sua produzione alterna romanzi cui ho dato il mio plauso senza riserve (“Un incantevole aprile”, “Vera”, Colpa d’amore”) a opere apertamente grottesche che peccano per trame inverosimili e finali sbrigativi.
Non lasciatevi ingannare, non ne sto sconsigliando la lettura, se mai un’attenta selezione delle opere, in base al vostro gusto e all’inclinazione del momento.

Protagonista di questo romanzo è Salvatia, detta Sally, creatura incantevole parimenti afflitta da una grazia esteriore senza eguale e da una semplicità di intelletto che sconfina nell’ottusità.
Consapevole di non passare inosservata, Salvatia vive la sua bellezza come una colpa, un fardello per i genitori che l’hanno cresciuta nel retrobottega della drogheria al riparo da sguardi indiscreti e da qualsivoglia stimolo intellettuale.
Data frettolosamente in sposa ad un giovane studioso di Cambridge, invaghitosi perdutamente del suo aspetto angelico, appena comincia ad aprir bocca Sally mostra di non essere all’altezza delle aspettative del “signor marito” e della di lui madre che sussultano al suo pittoresco e sgrammaticato linguaggio cockney, e non vedono di buon occhio la sua tendenza a fraternizzare con le classi inferiori.
Non lo stereotipo dell’oca perché in Salvatia non alberga malizia alcuna: la giovinetta ambisce solo ad essere una moglie devota, con uno stuolo di bimbi attaccati alle sottane e una piccola dimora da tenere linda. Non comprende neppure la metà di ciò che le accade e patisce con genuina mansuetudine.
La trama si complica in modo piuttosto pretestuoso nella seconda parte del romanzo -decisamente meno riuscita rispetto alla prima- e si affacciano personaggi della nobiltà inglese che poco o nulla aggiungono se non una certa confusione.

Nella mia personale classifica questo romanzo precede “Una principessa in fuga” – merito di Salvatia, protagonista più interessante e genuina di Priscilla- ma rientra a pieno titolo tra le opere minori della von Arnim, che indubbiamente amava scrivere, talvolta a dispetto del risultato complessivo.

Viv