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Gajto Gazdanov, Il fantasma di Alexander Wolf, Voland

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Nel cuore della steppa russa, in un’atmosfera rarefatta e suggestiva, un soldato dell’armata bianca fugge sul destriero del nemico che giace in fin di vita per sua mano.
L’episodio da cui prende vita il romanzo di Gazdanov si svolge durante gli anni della guerra civile russa, uno scontro a fuoco tra i tanti, persino banale nella casualità di quell’incontro, se non fosse che il protagonista, allora sedicenne, a distanza di decenni continua ad interrogarsi sulla responsabilità di questo omicidio e sul destino che scelse arbitrariamente di calare la falce sul suo biondo antagonista.

Giornalista ed esule a Parigi, il narratore coltiva il suo tormento fino al giorno in cui gli capita tra le mani un libro che riporta fedelmente quello stesso episodio inducendolo a sospettare che l’autore sia proprio il soldato che aveva creduto di aver ucciso.
La ricerca comincia e il destino stringe via via il cerchio perseguendo la trama originale, finché la pallottola che aveva fallito l’obiettivo la prima volta troverà definitivamente il bersaglio.

L’atmosfera è quella dei grandi classici, il respiro ampio.
Una scrittura pulita ed evocativa che costruisce la narrazione per digressioni e conduce al finale con un percorso indiretto, in cui irrompono note musicali, interrogativi filosofici, la passione per una donna misteriosa e la coinvolgente descrizione di un incontro di boxe.

Nel frattempo, nella luce lattiginosa dei lampioni parigini, la Morte osserva sorniona l’affanno degli uomini che tentano di sfuggirle e attende pazientemente la sua vittima nel luogo esatto in cui arriverà a compiersi il Destino.

Viv