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Charles Belfoure, Il nascondiglio segreto di Parigi, e-newton

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Belfoure, alla sua prima prova da scrittore, racconta Parigi durante l’occupazione nazista attraverso Lucien Bernard, architetto come lo è l’autore, a cui un ricco industriale francese cattolico, in affari con i tedeschi, commissiona una serie di nascondigli per sottrarre alla cattura gli Ebrei ricercati dalla Gestapo.
Non per meriti filantropici ma con il miraggio del lauto compenso e la promessa di commesse importanti Lucien si ritrova da un lato collaborazionista e dall’altro uomo giusto.
Narcisista, privo di scrupoli, inizialmente del tutto sordo agli aspetti umanitari viene gradualmente coinvolto anche a livello emotivo finché uno di questi nascondigli viene accidentalmente scoperto attirando sul suo ideatore l’attenzione delle SS.

Una scrittura che strizza l’occhio al cinema americano – chi non ricorda “Vite sospese” con Melanie Griffith e Michael Douglas? – scorrevole e dinamica ancorché priva di introspezione.
Ci si ferma all’azione e agli stereotipi in cui si collocano i personaggi, dicotomicamente divisi in buoni e cattivi. Non manca l’ufficiale nazista di cuore, quello becero e crudele, così come la bella di facili costumi che si accompagna agli invasori.
Il lieto fine è la perfetta conclusione di un romanzo che scorre come uno storyboard, piacevole lettura a patto di non ricercarvi il documento storico di sostanza.

Viv