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Chiara Gamberale, Per dieci minuti, Feltrinelli

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Dieci minuti al giorno, per trenta giorni, da dedicare a qualcosa di completamente nuovo.
Per fare qualcosa che non si è mai avuto il coraggio, l’opportunità o la voglia di sperimentare, perché non ci sembrava congruo con i nostri interessi, con la nostra immagine o semplicemente perché non si era mai presentata l’occasione.
Questo è quanto viene suggerito a Chiara, protagonista di questo romanzo in bilico tra autobiografia e finzione, in cui l’autrice rielabora un percorso psicologico sperimentato in prima persona.

Persa ogni certezza matrimoniale e lavorativa, costretta a vivere per motivi contingenti in una casa che non sente propria, Chiara comincia a ricostruirsi da uno smalto fucsia.
Ogni capitolo è dedicato a quei dieci minuti terapeutici, attraverso i quali di giorno in giorno riscopre potenzialità inespresse, partendo da piccoli dettagli che non trovavano spazio nella precedente routine.
Un esperimento utile a rigenerare una quotidianità sfibrata dalle abitudini, imparando ad accogliere il cambiamento come un fattore positivo, a guardare se stessi e il mondo da una diversa angolazione uscendo da logiche, personali e di coppia, troppo deterministiche e cristallizzate.

Nulla di molto lontano dalla saggezza apodittica dei Baci Perugina ma a patto di non farne un feticcio contro la depressione è possibile trovare qualche spunto interessante.
Da genitore e da figlia mi piace soffermarmi su una frase che sottolinea l’importanza di promuovere e conquistare un’autonomia di tipo emotivo e pratico, persino a dispetto dell’aiuto sinceramente offerto da chi ci ama, siano genitori o coniugi, poiché “mentre ci sollevano da un’incombenza ci tolgono la possibilità di un’esperienza”.

Come romanzo, va detto, è deboluccio ma poiché ci avviciniamo all’anno nuovo lo lascio come consiglio di lettura a chi abbia bisogno di propositi positivi attraverso i quali convogliare nuovi stimoli e nuove prospettive.

Viv

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