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Herbert G. Jenkins, Patricia Brent zitella, elliot editore

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Deliziosa commedia degli equivoci che, a distanza di quasi un secolo, mantiene intatta la sua ingenua freschezza grazie ad una prosa garbata da cui fa capolino l’intramontabile umorismo inglese.

Sotto i bombardamenti della prima guerra mondiale, Patricia Brent vive a Londra in un pensionato a gestione familiare, mortificata dal compatimento di un paio di coinquiline pettegole -loro sì, zitelle ormai conclamate- che a soli ventiquattro anni la vorrebbero condannata alla solitudine sentimentale.
Del resto, le giornate di Patricia affondano nella monotonia di un impiego di segretaria presso un politico di scarse risorse, all’ombra di un’anziana e ingombrante zia “unica parente in vita” che non si fa scrupolo ad intromettersi pesantemente nelle sue decisioni.
Niente che faccia sperare in un finale in rosa, se non fosse che l’ennesima maldicenza la spinge ad inventarsi di sana pianta un fidanzato, incastrandola via via in una rete di equivoci sempre più fitta.
La trama è piuttosto prevedibile e ingenua ma beneficia di quella leggerezza e di quell’eleganza d’altri tempi che non mi dispiace praticare di tanto in tanto.

Per non creare false aspettative ribadisco quanto detto in passato per analoghe letture.
Nelle mie abitudini -e senza snobismo alcuno- questi romanzi sostituiscono riviste e settimanali che da decenni non sfoglio nemmeno dal parrucchiere.
Che nessuno se ne abbia a male, il fatto è che non amo le rubriche del cuore, il gossip, le inchieste sulla coppia e le paginate di accessori moda.
Le belle storie, garbate e financo prevedibili, invece mi riportano all’infanzia e a certe commedie degli anni Cinquanta in cui è del tutto legittimo aspettarsi un lieto fine sia pure dopo godibilissimi quanto inverosimili malintesi.

Viv