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Pavel Sanaev, Seppellitemi dietro il battiscopa, Nottetempo

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Caso editoriale in Russia a partire dal 2003, con ristampe che hanno portato le vicende tragicomiche del piccolo Saša in tutto il mondo.

Sašenka, nove anni, è un bambino gracile e malaticcio, temporaneamente affidato alle cure della nonna e mai più restituito, per insindacabile giudizio della settantenne Nina Antonovna che ritiene la figlia un’irresponsabile incapace di occuparsi del figlio con l’aggravante di un nuovo compagno cui si riferisce familiarmente con l’eloquente nomignolo di “nano succhiasangue”.
Ostaggio delle minacce, delle attenzioni ossessive, delle proibizioni e delle intemperanze verbali della nonna, Saša impara da subito a muoversi sul terreno minato di un attaccamento che sconfina nel disturbo patologico.

Le sue giornate sono scandite dalle visite mediche e dalle attenzioni meticolose a cui lo sottopone la nonna -la cuffietta con cui deve dormire, la calzamaglia di lana che non può mai togliere, i fazzoletti appuntati con delle spille sotto la camiciola per tergere il sudore- e dai divieti, numerosissimi e dispotici, che fanno di lui un bambino emarginato e solo.
Si fatica a stabilire di quale natura siano i numerosi disturbi che lo affliggono ma la nonna ha le idee chiare: Saša è condannato a marcire entro i sedici anni per mano dello stafilococco e per volontà di Dio che vede tutte le sue malefatte mandandogli ogni genere di malattie.

A dispetto di tutto Sašenka è un bambino ottimista e di buon carattere.
Commuove la cura con cui conserva ogni piccolo oggetto gli venga dato dalla mamma, di cui attende ansiosamente le visite mensili pur sapendo che si concluderanno con liti furibonde, cariche di insulti e di minacce.

La voce narrante di Saša, alternando ingenuità a spietatezza, ci accompagna nel divertente racconto delle traversie di un bambino conteso tra una mamma insicura, ancora succube delle soffocanti aspettative e dell’impietoso giudizio materno, e una nonna afflitta da conclamati disturbi nervosi che usa il nipote per rivendicare le amarezze di un’esistenza segnata dalla sua aridità affettiva.
Persino il turpiloquio -il linguaggio coloritissimo con cui si esprime la nonna- ha le caratteristiche grottesche della commedia dell’arte e dipinge con funzionale efficacia il mondo del piccolo protagonista.

Viv