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J.R. Palacio, Wonder, Giunti

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August è un bambino affetto da una rarissima combinazione di alterazioni genetiche e il suo volto somiglia a una candela liquefatta. Nulla è al posto giusto, gli occhi sono due centimetri troppo in basso, le orecchie sono come “minuscoli pugni chiusi”, il mento sfuggente, gli zigomi scavati e quando sorride fa una strana smorfia che solo chi lo conosce bene riconosce per quello che è.
Auggie -così lo chiamano mamma, papà e la sorella Olivia- è un bambino intelligente e sensibile con la passione per la saga di Guerre Stellari, ma chi lo incontra per la prima volta vede solo un volto mostruoso.

Attraversare la vita con una faccia che non solo non passa inosservata ma viene recepita come qualcosa di disturbante è un carico pesante e se a questo aggiungiamo la prima volta in una vera scuola, con centinaia di studenti e professori sconosciuti, possiamo comprendere solo in piccolissima parte la resistenza di Auggie all’idea di abbandonare gli studi a casa con la mamma per iscriversi in prima media.

L’anno scolastico di August viene raccontato da un personaggio diverso ad ogni capitolo. E così conosciamo i turbamenti di Via, che ama profondamente il fratellino, ma che per una volta, una soltanto, vorrebbe essere solo Olivia, senza l’etichetta di quel fratello minore ingombrante attorno al quale si concentrano le attenzioni dei genitori e gli sguardi attoniti del mondo. L’amica Summer, accogliente e calda così come lo è il suo nome. Il compagno di banco Jack che in un momento di debolezza tradisce il patto d’amicizia. Il fidanzatino e l’amica del cuore di Olivia.
August, come è giusto che sia, fa da contrappunto a tutti loro.
Il punto di vista non è mai quello degli adulti anche se sono tutt’altro che assenti, con particolare riferimento ai genitori di Auggie, alla nonna materna e al direttore scolastico.

“Wonder” è un libro che fa riflettere sul concetto di diversità e normalità.
Se è vero che i bambini sanno essere molto crudeli, questo vale anche gli adulti, con i loro sorrisi artificiali, il loro impaccio dissimulato ma soprattutto con l’ignoranza di certi assunti che dalla paura di ciò che è sconosciuto sconfinano in forme di razzismo.
La verità è che tutto quello che esce dalla norma cui siamo abituati ci coglie impreparati e che ciò che è brutto spesso ci fa anche paura. Inseguiamo la perfezione dei lineamenti e ci sentiamo rassicurati dalla bellezza esteriore anche se sotto la superficie si nasconde l’anima nera di Dorian Gray.
Un giorno mia figlia mi disse che sarebbe bello si potesse vedere l’animo delle persone, se ciò che raggiunge la nostra consapevolezza fosse il loro senso etico, la loro bontà.
Certo avremmo tutti delle sorprese.

Questo è un romanzo che tocca molte corde e pur avendo uno stile di scrittura molto accessibile si presta a molti livelli di lettura a seconda dell’età e dell’esperienza. Lo consiglio a tutti, dai 9 anni in su.
E visto che una delle tematiche ricorrenti è la gentilezza chiudo con una frase che incontrerete nelle ultime pagine, una citazione da “L’uccellino bianco” di J.M. Barrie.

“Non dovremmo forse inventare una nuova regola di vita… cioè cercare di essere sempre un po’ più gentili del necessario?”

Viv