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Adele Marini, A Milano si muore così, Fratelli Frilli Editori

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Le prime dodici pagine del romanzo di Adele Marini sono un elenco straniante delle vittime della mafia e introducono quello che non è un saggio sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel milanese ma, sul filone della non-fictional novel, rappresenta la perfetta sintesi tra una vicenda romanzata e un’indagine accurata supportata da una documentazione puntuale.
Una scelta di genere che l’autrice motiva con la volontà di avvicinare alla verità e alla consapevolezza il grande pubblico evitando al contempo il rischio di querele.
Un contesto reale, dunque, in cui si muovono personaggi di fantasia mescolando informazione ed intrattenimento.

Alla coppia di investigatori costituita dal commissario napoletano Vincenzo Marino e dalla collega Leoni si contrappone la figura di Nicola “ù bucceri”, il macellaio, picciotto al servizio del capo di una ‘ndrina locale.
A quella che inizialmente si presenta come una strage familiare a poco a poco si intrecciano episodi apparentemente scollegati tra loro dando vita ad una fitta matassa i cui fili riportano all’illegalità organizzata che silenziosamente, nel corso degli ultimi decenni, ha fatto di Milano e del Nord la ghiotta succursale dei suoi traffici illeciti.
La frammentazione del racconto tuttavia non viene percepita come un ostacolo alla visione di insieme e risulta funzionale alla rappresentazione di una realtà sfaccettata a partire da indagini farraginose -condotte da Corpi spesso in antagonismo- ostacolate da politici conniventi e istituzioni corrotte.

In alcune pagine il romanzo assume toni didascalici e i personaggi si incaricano di spiegare al lettore le dinamiche di una realtà, sia investigativa che criminale, per molti aspetti sconosciuta ai non addetti ai lavori ma il ritmo della lettura non ne risente.
Per i milanesi il valore aggiunto è la nebbia.
Inospitale e umida nasconde alla visuale ciò che alla luce del sole apparirebbe familiare e rassicurante, una metafora perfetta della lotta contro un nemico subdolo che si cela nell’ombra protetto dall’omertà di chi sa, di chi finge di non sapere e di chi vive nella grata inconsapevolezza di un presente in cui i crimini si esauriscono nell’appassionato chiacchiericcio di un salotto televisivo.

Ottimo romanzo di divulgazione da proporre anche nelle scuole superiori con riferimento a quelle liste che alla fine di ogni anno scolastico vengono affiancate ai compiti delle vacanze e che sovente scoraggiano lettori già non particolarmente motivati.

Viv