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Marie-Aude Murail, Oh boy!, Giunti

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Un incipit accattivante ben dispone il lettore e crea un’immediata sintonia con la pagina scritta. Marie Aude Murail, autrice di cui ho recentemente proposto il delizioso “Miss Charity”, dimostra di esserne pienamente conscia.

Al numero 12 di rue Mercoeur a Parigi da due anni abitava la famiglia Morlevant. Tre bambini e due adulti, il primo anno. Tre bambini e un adulto, il secondo anno. E quel mattino, solo tre bambini: Siméon, Morgane e Venise, quattordici, otto e cinque anni.

I fratelli Morlevant sono rimasti soli in seguito all’abbandono del padre e alla morte della madre e, malgrado il patto di fratellanza che hanno stretto tra loro, rischiano di essere separati.
I servizi sociali cercano per loro un tutore e chiamano in causa un fratellastro ed una sorellastra per parte di padre che, inizialmente poco propensi a farsene carico, finiranno per entrare in competizione tra loro.

Dimenticatevi le atmosfere vittoriane di “Miss Charity” e immaginate un racconto che per grazia e freschezza ricorda i racconti di Roald Dahl e della nostra italianissima Bianca Pitzorno.
Cifra stilistica è la leggerezza, quella leggerezza che nulla ha a che vedere con la superficialità e che consente di affrontare tematiche sociali quali abbandono, suicidio, malattia, omosessualità, violenza coniugale, con il garbo e l’ironia adatta ad un pubblico adolescente.

La Murail dà al racconto i toni leggeri della commedia mantenendo l’attitudine al sorriso anche nei passaggi più drammatici. Non stupisca dunque l’assenza del 13esimo capitolo, che potrebbe portare iella ai Morlevent sui quali la sorte si è già fin troppo accanita, e neppure che il finale sia lieto come le favole richiedono.

E per chi faccia il tifo l’autrice non è un segreto, dal momento che costruisce su Barthélemy, il fratello minore in lizza per la tutela dei Morlevant, il personaggio più riuscito del romanzo. Eccentrico, disarmante e gay.

Viv