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Grace Metalious, Peyton Place, Einaudi

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Alzi la mano chi ricorda almeno una delle trasposizioni televisive che dalla fine degli anni Sessanta hanno portato nelle case di milioni di spettatori l’ipocrisia e i vizi privati della provincia americana, simbolicamente rappresentata dalla cittadina di Peyton Place, New England.

Scritto dopo la metà degli anni Cinquanta e ambientato a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, “Peyton Place” è in fondo un romanzo corale in cui svettano le figure di Selena Cross e Allison MacKenzie.
La penna dell’autrice scruta tra le pieghe della vita dei suoi personaggi, si sofferma su alcuni, sorvola a volo d’aquila su altri e scandaglia vizi e virtù -pochine, queste ultime, a ben guardare- quasi si muovesse con una telecamera.
All’epoca, la critica sociale, che nelle intenzioni della Metalious avrebbe dovuto essere la cifra stilistica del racconto, venne in larga misura offuscata dagli aspetti più pruriginosi e scandalistici della trama.
L’editore prima e più tardi gli sceneggiatori alleggerirono gli aspetti politicamente scorretti e moralmente inaccettabili, mitigando l’incesto in stupro tra non consanguinei e l’aborto in interruzione spontanea di gravidanza ma nel testo persistevano elementi sufficienti a fare di “Peyton Place” un romanzo da censurare nelle biblioteche pubbliche, da leggere di nascosto e di cui spettegolare in privato.
Il successo fu immenso.

Nell’America puritana degli anni Cinquanta, non erano molti gli autori che si sarebbero avventurati a parlare apertamente di pulsioni sessuali, rapporti coniugali non consensuali ed emancipazione femminile.
Le donne sorridevano nelle loro pettinature perfette dietro tendine inamidate, lontanissime dalle disinibite desperate housewives del nuovo millennio, eppure i personaggi della Metalious, malgrado la loro apparenza patinata, hanno una qualità tragica che li rende attori credibili di una pantomima perbenista in cui tutti, nessuno escluso, sono impegnati a nascondere con accuratezza segreti, nefandezze o semplici debolezze umane.

Dal punto di vista letterario “Peyton Place” è un prodotto modesto ma dignitoso. Da contestualizzare, come è ovvio, in un ambito circoscritto ma che nulla ha da invidiare a trilogie che vantano cinquanta sfumature di colori vari, tanto per fare un esempio.
A distanza di qualche decennio gli aspetti che avevano scandalizzato e incuriosito i lettori del tempo hanno smesso di lampeggiare come un’insegna al neon e il risultato è un prodotto più omogeneo in cui anche la critica sociale acquista efficacia.
Tuttavia, oggi come allora, come dimostrano trasmissioni televisive che si attardano morbosamente sulla cronaca nera dei nostri giorni, è ancora intorno al potere del denaro, ai segreti racchiusi tra le pareti domestiche, al sesso e ai suoi tabù reali o presunti che ruota la curiosità del grande pubblico.

Viv

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