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Elizabeth Von Arnim, Una donna indipendente, Bollati Boringhieri

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Carteggio a senso unico che nasce come epistolario amoroso e che, nel giro di qualche missiva, si trasforma nel pretesto letterario per disquisire sui tempi e sulle istanze di una giovane donna tedesca dei primi anni del Novecento che combatte con le ristrettezze economiche e i pregiudizi sociali.

Chi scrive è Rose Marie, legata da una promessa di fidanzamento ad uno studente inglese, pensionante dei genitori. Rientrato in patria costui “muta d’accento e di pensier” fidanzandosi ufficialmente con una connazionale dai nobili natali e dalla dote cospicua, gettando nello sconforto Rose Marie che a ventisei anni è già prossima ad essere considerata socialmente non maritabile.

Dopo un’iniziale e comprensibile reticenza la corrispondenza prosegue sul piano puramente amicale e Rose, facendosi un punto d’onore di non mostrare le debolezze del suo cuore al “caro Roger”, prende a rivolgersi a Mr Anstruther e ne diventa confidente e guida.

Di Rose scopriamo via via l’indole battagliera della femminista in pectore che rivendica l’indipendenza di pensiero e di azione in anni in cui la donna aveva un ruolo di totale sottomissione.

Se avessi una figlia la crescerei con l’obbiettivo di instradarla ad un futuro privo di mariti. Vorrei che le si insegnasse una professione con la stessa cura riservata ai ragazzi. (…) Io trascorrerei i miei giorni inculcandole l’importanza di essere indipendenti, di essere padroni del proprio tempo.

Del giovanotto per contro emerge la natura vanesia e incostante di nobile decaduto.

E’ incredibile il trasporto che vi coglie di fronte alle novità e la noia e la disperazione una volta che vi siete abituato ad esse.

Nel corso del romanzo Rose si affranca dal sentimento iniziale con buon senso e razionalità invitando il suo capriccioso interlocutore -che ben presto si stanca anche della nuova conquista- a fare altrettanto, mantenendo la relazione su un piano di proficua amicizia reciproca senza indugiare in fantasie nostalgiche prive di costrutto.

Persino se vi amassi il nostro sarebbe un matrimonio disgraziato: voi sempre con la sensazione della mia inadeguatezza al vostro ambiente sociale, io con la consapevolezza di questo vostro sentire, oltre che con il cieco terrore di voi, dei vostri cambiamenti e del vostro continuo infiammarvi e raffreddarvi. Ma io non vi amo. E’ questo che non sembrate capace di accettare. Eppure è vero, e definisce le cose una volta per tutte.

La mancanza di fiducia mina in via definitiva la possibilità di un eventuale ritorno di fiamma da parte della saggia Rose Marie, che si vedrà costretta a chiudere il lungo scambio epistolare con un prudenziale ma lapidario “Non vi scriverò mai più”.

Come più volte ribadito nelle precedenti recensioni questa è la Von Arnim che preferisco.
Non ha la leggerezza inarrivabile di “Un incantevole aprile” o la dolorosa modernità di “Vera” ma è indubbiamente superiore ai romanzi che virano verso una grottesca parodia della realtà, uno su tutti “Una principessa in fuga”.

Parimenti per una lettura piacevole e intelligente consiglio “Il circolo delle ingrate” di cui trovate la recensione sul blog.

Viv