A volte ritorno

John Niven, A volte ritorno, Einaudi

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Dopo una breve vacanza -qualche secolo in termini terrestri- Dio rientra in Sede e con amaro sconcerto prende atto del degrado dell’umanità, preda degli istinti peggiori e dimentica di tutti i suoi precetti.
Precetti che -va subito detto- nel romanzo di Niven non corrispondono affatto agli insegnamenti cattolici, ridotti ad un efficace seppur generico “Fate i bravi” che ricorda da vicino il celebre motto di San Filippo Neri.
Detto fatto, Gesù viene rispedito nuovamente in terra per offrire al popolo di Dio una seconda chance e si reincarna in un moderno figlio dei fiori, amante della musica e della marijuana, che riunisce attorno a sé una comunità di diseredati offrendo a tutti un’opportunità di riscatto.
Approdato ad un talent show di ultima generazione smuove le coscienze dagli schermi televisivi con le sue dichiarazioni anticonformiste e attira su di sé le attenzioni malevole degli apparati religiosi e governativi. Il finale è già scritto.

Il Cristo descritto da Niven è un novello Jesus Christ Superstar, una divinità “eco-compatibile”, che fa proselitismo con il carisma e l’esempio e che, nel bene e nel male, lascia agli uomini libertà assoluta negli atti e nel pensiero -il famoso libero arbitrio di memoria cattolica- senza imporre alcun dogmatismo.

Inutile dire che questo romanzo irriverente e dissacrante ha scandalizzato i lettori più integralisti, trovando proseliti tra agnostici e liberi pensatori. Tuttavia la maggior parte dei commenti sembrano oscillare tra l’entusiastico e il disgustato dimenticando che, senza prescindere dal contenuto, siamo comunque di fronte ad un prodotto editoriale.
So che molti non apprezzeranno un giudizio volutamente equidistante ma non è questa la sede per aprire un dibattito religioso.
A questo proposito sposo le parole del Gesù di Niven e, parafrasando le sue espressioni più colorite, lo sintetizzo con il diritto a contestare le idee altrui nel rispetto della persona che le enuncia.

Dal punto di vista strettamente letterario non ho apprezzato la scelta di far esprimere gli abitanti del Paradiso con un linguaggio inutilmente volgare e ho trovato che l’idea di fondo sia stata compressa in una serie di stereotipi tutt’altro che originali.
La seconda parte del romanzo invero abbandona il frasario più marcatamente sboccato e la provocatorietà un tantino spinta di alcune situazioni iniziali lasciando largo margine a interessanti spunti di riflessione. Spunti che restano tali perché la pecca di questo romanzo sta forse proprio nell’affrontare tematiche affatto banali stigmatizzandole col falcetto.

Diciamo che l’idea di un Messia fricchettone e trasandato, mi è parsa una scelta fin troppo facile e scontata e che al di là di un generico invito alla tolleranza e al rispetto il romanzo mette sul piatto argomenti spinosi quali aborto, pedofilia, corruzione della Chiesa, omofobia, legalizzazione delle droghe, senza entrare nel merito.

Personalmente sono allergica ai dogmatismi preconfezionati e all’integralismo ideologico che, mi preme sottolinearlo, non si identifica esclusivamente con gli estremismi religiosi. Peccato che da un lato questa posizione venga spesso derubricata a qualunquismo relativistico e d’altro canto -come mi sembra sia accaduto nel caso di questo romanzo- si scambi per profondità un pensiero che si limita a cavalcare luoghi comuni più che abusati.

A ciascuno le proprie conclusioni.
In linea generale se pensate che alcuni argomenti siano per così dire “intoccabili” astenetevi dal leggerlo.

Viv

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22 pensieri riguardo “A volte ritorno

  1. Sento che non è il mio genere, ma l’aspetto dissacratore potrebbe essere interessante, tanto per allontanarsi dalla dilagante mentalità bacchettona e buonista che mi sta nauseando… peccato per i termini volgari, dai quali mi dissocio volentieri.
    Buona giornata!

  2. La tua presentazione è come sempre lucida e chiara, anch’io non amo la volgarità gratuita e sono d’accordo con quello che scrivi, un romanzo del genere doveva forse calcare la mano su eventuali spunti di riflessione,
    Il titolo è particolare, mi domando se sia la traduzione fedele dell’originale.
    Bacioni!

    1. Il titolo originale è “The Second Coming”. Penso anche io che con un approccio meno banalizzato avrebbe potuto incidere maggiormente sui lettori, quelli per lo meno che di fronte a un tema di questo tipo non si accontentano. Bacioni!

  3. Il titolo originale è The second coming. A me la tua bella recensione ha convinto a lasciare il libro dove si trova, senzanemmeno sfiorarlo. Grazie!

  4. Mah, per me l’errore è prendere questo genere di libri troppo seriamente. Da come ne parli è semplicemente una commedia, nulla di più. L’importante è se riesce a far sorridere o se è solo una montagna di battute già sentite e di volgarità gratuite.

    1. Non hai tutti i torti, devo dire che la prima parte mi ha un po’ infastidito per il linguaggio insistito il resto è una commedia dove molto è già visto e sentito. Ne avevo letto parimenti molto bene e molto male e forse mi aspettavo un’originalità maggiore.

  5. Lungi dallo scandalizzarmi, un simile testo mi fa pensare a qualcosa di banale e scontato, come scontata è la tolleranza che l’autore sa di godere da parte del mondo cristiano. Mi viene in mente la pubblicità che diceva: “Ti piace vincere facile?”. Coi cristiani si ha buon gioco perchè non lanciano fatwa. Credo, comunque, che un po’ più di rispetto per i credenti e per Colui in cui essi non sarebbe male. Chissà, poi, che non sia vero quanto credono. Se fosse vero lo sarebbe per tutti…

    1. Se così fosse credo non si dispiacerebbe troppo per il romanzo di Niven che a suo modo punta il dito sul degrado dei nostri tempi e tenta di indurre una qualche riflessione. Al di là delle convinzioni personali trovo che l’uso gratuito del turpiloquio in questo caso sia una mera stonatura, io non so cosa penserebbe o farebbe Gesù se tornasse su questa terra ma mi risulta difficile credere che per sembrare moderno e accessibile si esprimerebbe come uno scaricatore di porto.

  6. Io l’ho letto l’anno scorso e a tratti mi ha anche fatto ridere. Da bravo ateo, mi incuriosiscono queste tematiche “blasfeme” anche se ho il massimo rispetto per tutte le credenze. Ma un Saramago è di un altro pianeta.
    Non va letto con grandi aspettative, forse nemmeno come un romanzo: è più una specie di fumetto, adatto ad un determinato pubblico e con molte licenze inutili. In sostanza è una discreta operazione commerciale.

    1. Peccato non aver letto prima questo tuo commento, in realtà io sono stata attratta da una recensione entusiastica e l’ho scaricato sul reader senza indagare oltre. Forse se avessi avuto il libro tra le mani non l’avrei comprato ma del resto non mi dispiace farmi un’idea personale ed è un modo come un altro per selezionare anche i recensori. 😉

  7. Sono andata a cercare la versione originale e, come immaginavo, la copertina riflette due culture assai diverse, l’italiana ha scelto una specie di Che Guevara che tanto piace dalle nostre parti, mentre quella inglese ha un tono più parodico. Guardare per credere http://www.theguardian.com/books/2011/may/07/second-coming-john-niven-review
    Davvero interessante confrontare le due vesti editoriali, il contenuto sarà ancora più interessante perché immagino che ci saranno tante battute che il traduttore avrà dovuto adattare. Magari lo regalo a mio marito per il suo compleanno.

    1. Preferisco nettamente la copertina originale che ha il pregio di rispecchiare maggiormente i contenuti alla Monty Python di questo romanzo. Grazie del prezioso contributo, non l’avevo ancora vista.

  8. Il genere potrebbe anche piacermi… ma fatto con più criterio: se vogliamo rispettare l’idea di un Cristo che si fa ultimo tra gli ultimi, il fricchettone non è proprio l’ideale. E direi che di ultimi da andare a prendere nel mondo c’è solo l’imbarazzo della scelta, purtroppo…
    Se non altro però il testo ha avuto il merito di aprire un confronto interessante sul tuo blog 🙂
    PS: ma l’idea del vecchio Dante di adattare la lingua al luogo era proprio da buttare?
    Ciao!

    1. Il buon vecchio Dante ha creato dei topoi che fanno capolino non appena si parla di Inferno e Purgatorio. Nemmeno Niven è indenne ma quanto al linguaggio ha voluto far di testa sua 😉

    1. Da leggersi in chiave di commedia, senza le aspettative di novità che mi ci hanno avvicinato. Tra parentesi, il messaggio di fondo è sì condivisibile ma l’autore si schiera a favore di tutta una serie di istanze riguardo alle quali temo non sarebbe affatto facile trovare una condivisione collettiva essendo temi di grande rottura.

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