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Stuart Nadler, La fortuna dei Wise, Bollati Boringhieri

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Stati Uniti, anni Cinquanta.
Vicino a Narraganset Bay un aereo di linea precipita dando inizio alla fortuna dello studio legale Wise & Ashley che ottiene la vittoria processuale in favore della class action dei parenti delle vittime.
Una ricchezza immensa si rovescia sulla famiglia Wise, padre madre e figlio adolescente.
Dalla cittadina di New Haven si trasferiscono a Cape Cod in una costosa villa vista oceano e iniziano una vita di sperperi, al fascino della quale sembrano sottrarsi solo il socio ed amico fraterno Robert Ashley e il diciassettenne Hilly, voce narrante del romanzo.

In precario equilibrio tra fedeltà acquiescente e conflitto aperto Hilly sembra non trovare pace e sviluppa un rifiuto colmo di disprezzo nei confronti del padre despota e ambizioso che l’ha sradicato dal suo habitat di adolescente di provincia per precipitarlo nella solitudine impacciata dei nuovi ricchi.
Si invaghisce di una coetanea invisa al padre, nipote di colore del tuttofare della tenuta e, a motivo della sua ingenuità, viene a trovarsi sulla linea di fuoco di segreti scomodi che porteranno la sciagura sulla famiglia della ragazza e segneranno la sua vita futura con il sapore amaro del senso di colpa.
Il nodo si scioglie nelle ultime pagine con la rivelazione di ciò che è stato taciuto per tutta la durata del romanzo che si dipana, in fondo, nella ricerca di quel primo amore idealizzato e tradito.

Un romanzo ben scritto in cui ritroviamo le tematiche dei grandi romanzi americani di qualche decennio fa -dal baseball al mito del self made man, passando per le difficoltà di integrazione della popolazione di colore- e che mette sul piatto i problemi delle famiglie disfunzionali di ieri e di oggi, a partire da una figura paterna giudicante, alla timidezza educativa della moglie sottomessa, ai danni di un patrimonio economico gestito con leggerezza.

Scorrevole e consigliabile, con personaggi dai caratteri ben delineati che hanno zone d’ombra nelle quali l’autore ci conduce con mano lieve.
Se una critica si può muovere a questo romanzo è nella scarsa incisività di una struttura pressoché perfetta che, a lettura finita, non satura tutte le aspettative.

Viv

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