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Irène Némirovky, La nemica, astoria
Irène Némirovky, La sinfonia di Parigi e altri racconti, elliot

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Due veloci letture firmate da una grande scrittrice che ho proposto spesso su queste pagine.

“La nemica” -secondo romanzo della Nèmirosky, pubblicato nel 1928 sotto pseudonimo- esaspera un tema ricorrente nelle opere della Némirovky, tema che ritroviamo trasversalmente in molti scritti in cui l’autrice stigmatizza impietosamente le “cattive madri” e che prese vita qualche anno più tardi in forma fortemente autobiografica nel più strutturato e drammatico “Il vino della solitudine”.
Si tratta di un racconto minimalista senza concessioni a quella scrittura di più ampio respiro che solitamente contraddistingue i romanzi. E forse proprio per questa sua essenzialità dà spazio in modo esclusivo alla crudezza della relazione tra madre e figlia che nel romanzo successivo acquisirà sfumature catartiche e connotazioni storico-ambientali che qui sono completamente assenti.
Siamo di fronte al primo tentativo di dare una forma romanzata alla sofferenza e alle umiliazioni di Irène bambina di cui la piccola Gabrielle, protagonista del racconto, è l’infelice alter ego, vittima dell’amore egoista di una madre frivola ed anaffettiva.
Non a caso il romanzo uscì sotto pseudonimo a tutela dell’identità dell’autrice che non voleva che la madre potesse riconoscere nelle sembianze di Gabrielle la figlia Irène.
Nessuna consolazione in questo romanzo breve, in cui manca quel superamento finale che ne “Il vino della solitudine” si esprime nella scelta etica consapevole della protagonista.
In questo caso entrambe, madre e figlia, sono possedute dalla sensualità dei loro istinti, vittime della loro seduttività in un rapporto distruttivo che le lega indissolubilmente e in cui si fanno strada i sensi di colpa di una Irène ancora molto giovane.
Le figure maschili brillano per la loro assenza e per la loro inettitudine, egoiste superficiali o nel migliore dei casi disattente, come spesso lo sono i padri che la Nèmirovky mette al fianco di quelle madri tutt’altro che esemplari.

I tre racconti racchiusi nel volumetto edito da Elliot -che ha pubblicato in contemporanea ad astoria anche “La nemica”- sono in realtà esperimenti di sceneggiatura cinematografica dei primi anni Trenta.
Tre racconti per immagini che sfilano sotto gli occhi del lettore come uno storyboard, in cui lo sguardo attento della scrittrice si muove come una telecamera.
Li consiglio a chi abbia letto tutto, ma proprio tutto, della Nèmirovky, non tanto perché si tratti di un prodotto scadente quanto perché inadatto, come prima lettura, a scoprire il talento narrativo di questa autrice.

Viv

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