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Chiara Gamberale, Quattro etti d’amore, grazie, Mondadori

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“Quattro etti d’amore, grazie” ovvero l’erba del vicino è sempre più verde.
La Gamberale mette in scena le fantasie che ognuno di noi costruisce sulle vite altrui inventando castelli di supposizioni non suffragate da alcuna conoscenza diretta.
Una pratica che mi corrisponde pochissimo, devo dire.

Due donne fantasticano l’una sulla vita dell’altra a partire da ciò che ciascuna mette nel carrello durante la spesa settimanale.
Erica incrocia abitualmente al supermercato la protagonista televisiva di una serie di cui non perde neppure una puntata e la immagina circondata dai fasti di una vita spensierata, priva delle fatiche quotidiane che appesantiscono le sue giornate di madre e moglie lavoratrice. Ne ignora la solitudine affettiva, il disordine mentale e la relazione scombinata con uomo maturo che la fa sentire perennemente inadeguata, spingendola tra le braccia del suo personal trainer.
Allo stesso modo non sospetta che Tea Fidelibus, tra un germoglio di soia e uno yogurt a basso contenuto di grassi, guardi al suo carrello carico di biscotti e salse di pomodoro, sognando la pienezza affettiva di una vita familiare circondata dall’affetto solido e rassicurante di un marito devoto e di due figli senza scorgere nei suoi occhi smarriti il desiderio di fuga dal quotidiano che Erica tenta di soffocare chattando con i vecchi compagni di liceo.

Una trama esile, giocata sui continui rimandi alle liste della spesa di queste due donne che si dibattono tra la realtà del loro vissuto e la molteplicità delle possibili “esistenze che potrebbero farci felici se non fossimo sempre alle prese con la nostra”.
Un invito a cercare ciò che può dare pienezza alla nostra vita ed un monito verso l’illusione che quella altrui sia priva delle difficoltà e delle sofferenze che invece non risparmiano nessuno.
Della Gamberale continuo a preferire “L’amore quando c’era”, di cui ho scritto qualche tempo fa.

Viv

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