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Catharina Ingelman-Sundberg, La banda degli insoliti ottantenni, Newton Compton

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Romanzo dalla copertina accattivante che ha deluso ampiamente le mie aspettative e poco importa che l’autrice sia presentata come la più letta in Svezia e sia tradotta in dieci lingue.

Cinque anziani, ospiti di una casa di riposo gestita da un’amministrazione attenta solo al proprio fatturato si convincono che persino i detenuti delle carceri svedesi se la passino meglio di loro e decidono di darsi al crimine per sperimentare le “gioie” della carcerazione.
L’idea sottesa che agli anziani, specie se muniti di deambulatori, sia concessa una dose di eccentricità che in altri casi risulterebbe sospetta e che, anche in tarda età, sia auspicabile condire le proprie giornate con quel pizzico di adrenalina che fa sentire la pienezza del vivere mal si sposa con una trama che non riesce a catturare l’attenzione come ci si aspetterebbe da un romanzo con un impianto che dichiaratamente vorrebbe essere umoristico e frizzante.
Nulla a che vedere con la satira sociale, garbatamente grottesca di Paasilinna o con le gradevoli eccentricità de “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, sempre per restare nel panorama di quella scrittura paradossale e sottilmente fuori dagli schemi in cui affonda le radici la tradizione nordica.

Non un libro da sconsigliare caldamente ma, anche immaginandolo in chiave cinematografica, siamo sempre pericolosamente prossimi alla banalità, in un fastidioso susseguirsi di equivoci situazionali grazie ai quali la refurtiva si perde, si palesa nuovamente e con ampie volute torna a depositarsi ai piedi dei nostri eroi come un relitto restituito dalle maree.
Non un problema di genere ma un difetto di scrittura che rallenta il lettore portandolo senza un vivo interesse fino all’ultima pagina.

Viv

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