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Milena Agus, Mal di pietre, nottetempo

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Un bel racconto sul potere della creatività che rigenera, cura, lenisce, che aiuta a sopportare le frustrazioni di una vita senza amore, senza l’amore così come lo si vorrebbe.

Protagonista una nonna, la nonna paterna della voce narrante, raccontata dalla nipote che ne ha condiviso la serenità della vita matura e, grazie ad un quaderno di appunti, le stravaganze e le tendenze autolesioniste della giovinezza.
Guardata con sospetto dalla piccola comunità di un paesino dell’entroterra cagliaritano per le sue estrosità e la passione per la scrittura e sposata senza amore ad un uomo più anziano, negli anni Cinquanta viene spedita “in continente” per curare il mal di pietre, i calcoli renali che le impedivano di portare a termine le gravidanze e vi trova la guarigione nel corpo e nello spirito grazie all’incontro con un altro degente, un reduce di guerra.
Il finale “a sorpresa” forse non è originalissimo ma dipinge un quadro poetico e narrativamente convincente.

Sullo sfondo, nelle ultime pagine, si fa strada il ritratto della nonna materna, una donna dal rigore legnoso apparentemente molto lontana dalla leggerezza della nonna paterna.
Eppure le due donne rappresentano due esiti opposti di un malessere del tutto simile.
L’una attraverso la scrittura riesce a trasformare il suo sguardo sul mondo, ad uscire dalla depressione e dalla nevrosi, trasformando un presente arido in una realtà sopportabile, l’altra sopprimendo ogni anelito creativo inaridisce piegata su se stessa ed avvizzisce osservando il mondo con dispetto.
In fondo due sognatrici, due creature passionali che ambivano a realizzarsi nell’amore e che dall’amore sono state respinte.

“E nonna sempre si chiedeva come è strano l’amore, che se non vuole arrivare non arriva con il letto e neppure con la gentilezza e le buone azioni ed era strano che proprio quella, che era la cosa più importante, non ci fosse verso di farla venire in nessun modo.”

E poi c’è la scrittura che, come ogni altra forma di creatività, apre nuovi mondi, colora una quotidianità banale e ci risarcisce di una vita che non è in tutto e per tutto quella che avremmo scelto.

Piccola annotazione sulla scelta di tradurre le numerose frasi in dialetto sardo stretto a fine capitolo. La traduzione è indubbiamente necessaria ma delle note a piè di pagina avrebbero interrotto in modo meno invasivo il flusso di lettura.

Viv

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