Il vino della solitudine

Irène Némirovsky, Il vino dela solitudine, Adelphi

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Che io ami i libri della Némirovsky non è un segreto, al punto che uno dei regali più graditi che ricevetti anni fa fu proprio la traduzione dal francese di uno dei suoi racconti, tuttora inedito in Italia.
Con “Il vino della solitudine”, tra romanzi e racconti, mi avvicino alla ventina e pensavo di aver già letto i migliori ma con tutta evidenza mi sbagliavo.
Caratterizzato da forti elementi autobiografici, é il romanzo che maggiormente si sovrappone alla vita della scrittrice, quello che mette più lucidamente a nudo il rapporto conflittuale con la madre, il sentimento di dolorosa solitudine che segnò l’infanzia di Irène, all’ombra di una donna anaffettiva e capricciosa, preoccupata unicamente di piacere e di piacersi, ossessionata dallo sfiorire della bellezza.

La piccola Hélène cresce imparando a fare a meno dell’approvazione materna, rifugiandosi nell’amore della governante francese che la accudisce cercando di proteggerla dalle verità sconvenienti che la vita libertina della madre le mette sotto gli occhi.
Tutte le sere nelle sue preghiere, la bambina sostituisce il nome della madre con quello di Madamoiselle Rose e cova propositi omicidi nei confronti di Bella che ha per lei solo parole di disappunto che ne sottolineano crudelmente la goffaggine di bambina e la scarsa avvenenza.
Dall’anonima cittadina dell’Ucraina, assecondando alterne fortune economiche, la famiglia si trasferisce dapprima a Parigi, poi a San Pietroburgo e ancora ai confini della Finlandia, stretta a tenaglia tra la Grande Guerra e la Rivoluzione Russa del ’17.
La perdita dell’amata governante e la relazione, conclamata ed esibita, della madre con un cugino molto più giovane, segna irreversibilmente Hélène che, chiusa in un silenzio ostile, attende pazientemente per anni che il tempo volga a suo favore e l’età la trasformi in una giovane donna attraente.
Ormai desiderabile, di quella bellezza che la gioventù elargisce a piene mani e senza merito alcuno, ha la possibilità di vendicare ogni angheria, umiliando la madre -la cui bellezza è ormai appassita- e attirando alfine su di sé le attenzioni dell’amante.
Ma Hélène non è Bella e il sapore della vendetta è amaro e carico di veleni che la fanno sentire troppo simile alla madre meschina a cui rifiuta di somigliare.
La scelta di Hélène sarà un atto di coraggioso orgoglio, a cui l’hanno temprata gli anni di solitudine e di amarezze. Non un autentico perdono ma la rinuncia ad una sterile vendetta che avvelenerebbe anche il suo cuore.

La scrittura è la protagonista assoluta di questo romanzo, potente ed evocativa piega le descrizioni ambientali agli scenari interiori e racconta le pesanti vicissitudini storiche di quegli anni con pennellate quasi sfuocate che non rubano la scena ai turbamenti e alle dolorose acquisizioni di Hélène.
L’odio di Hélène nei confronti di Bella ha un’intensità e una potenza che colpisce allo stomaco per l’assenza di inibizioni tipica degli slanci degli adolescenti, così come accade alla piccola protagonista de “Il ballo”, racconto in cui ritroviamo le medesime tematiche seppure in una chiave meno drammatica.
Si resta spiazzati di fronte alla violenza dei sentimenti di Héléne così come dal disamore di Bella, che vive la figlia “come un rimprovero vivente, un intralcio”.
La Nèmirovky ha una straordinaria capacità di tradurre i sentimenti dei suoi personaggi, il padre assente soggiogato dal demone del gioco che porta il fardello del matrimonio con rassegnazione e pavida cecità; la struggente solitudine della bambinaia che guarda al futuro con lo smarrimento di chi sa di non appartenere a nessuno; l’angoscia della bambina che sente il cuore “pesante e colmo di un dolore complicato, strano e indecifrabile”; la ribellione narcisistica della donna che vive la maternità come una diminuzione della propria libertà, sempre alla ricerca di conferme, di braccia sconosciute, di orpelli con cui misurare la sua autostima.

Sul risvolto di copertina si legge testualmente che Irène Némirovsky pochi giorni prima di essere arrestata, stilando l’elenco delle sue opere sul retro del quaderno di “Suite francese”, accanto a questo titolo scriveva: “Di Irène Némirovky per Irène Némirovsky”.
Un romanzo catartico per ammissione della stessa autrice dunque, in cui il piacere del leggere trova una dimensione di compiutezza.
Da consigliare, regalare e promuovere.

Viv

32 pensieri riguardo “Il vino della solitudine

  1. L’ho preso tempo fa, non l’ho mai aperto, dopo questa tua recensione lo leggo di sicuro. Mi colpisce comunque il fatto che ho evidentemente negli ultimi tempi sviluppato una certa ostilità nei riguardi degli scritti di IN. Faccio veramente fatica a leggerla. Credo che il motivo sia che mi sembra di leggere sempre la stessa cosa. È forse vero che ogni scrittore tesse sempre la stessa tela, ma in lei mi sembra troppo accentuato. E tu sai bene quanto l’ho amata. Ma questo libro devo leggerlo. Ho sentito sua figlia parlare del rapporto che la mamma aveva con la nonna, e che ha condizionato Irene a tal punto che, se ci fai caso, i suoi personaggi femminili, di solito molto negativi, sono sempre dipinti con occhi spietati. Infine il riferimento a Il ballo, che forse è stato il primo racconto che ho letto di lei, vera rivelazione… Grazie Viv, ti farò sapere che cosa mi dirà la lettura di questo romanzo.

    1. Capisco cosa intendi, ci sono alcuni racconti che paiono ripetitivi nei temi e nelle situazioni ma I. N. scrive con una penna benedetta e per me è sempre un piacere ritrovarla. E grazie ancora per quello che tu sai… 😉

  2. L’altro giorno in libreria ho visto i libri di questa autrice e ti ho pensata.
    Questo sembra un testo intenso e fitto di inquietudine, credo davvero che tu sappia davvero entrare nelle pieghe nascoste della scrittura di questa autrice, accadono cose così con gli autori che sanno toccare il nostro animo, vero Viv?
    Al prossimo giro in libreria mi soffermerò con più attenzione sulla Némirowski.
    Un abbraccio Viv, buona domenica!

    1. Sono felice che tu l’abbia apprezzato quanto me! Ti aspettano molte altre belle letture e anche se, come dice Roberto qualche riga sopra, il registro narrativo a volte sembra un po’ ripetitivo per me leggere I. N. è sempre una boccata di ossigeno.

  3. Cara Viv e cari tutti
    è la prima volta che intervengo sul blog e devo dire che sono ammaliata di come Viviana scriva e presenti i libri che ci propone.
    Insieme al Signore delle anime, questo è il libro della Nemirowski che ho amato di più e mi sono quasi commossa di come Viv abbia saputi rendere quello che ho pensato e provato.
    Grazie di cuore!
    Silvia

  4. Finalmente la recensione di un libro che ho letto! Peccato che non mi sia piaciuto… L’ho scelto proprio per quella postilla dell’autrice, “Di Irene Nemirovsky per Irene Nemirovsky”. L’ho letto anche piuttosto velocemente, ma non mi ha convinta… forse sono io che, da italiana, sono troppo abituata ad una scrittura maschile. In ogni caso la mia amica Cinzia (grande amante di Irene) me ne ha regalato un altro per darmi una seconda possibilità: “Due”. La quarta di copertina mi ispira, poi ti farò senz’altro sapere… anche se ce ne sono un bel po’ in coda prima…

    1. Se non ti ritrovi nella scrittura della N. probabilmente non sarai conquistata neppure da un altro romanzo. Però è un’autrice che merita senz’altro un’altra possibilità 😉 prova con un raccontino brevissimo ma piuttosto intrigante “La moglie di Don Giovanni”

      1. Viv La moglie di Don Giovanni per me è straordinario! Quello mi è piaciuto senza riserve. C’è un altro raccontino stupendo, cercherò il titolo che non ricordo in maniera precisa e ti faccio sapere, un bijou!

  5. Evidentemente i gusti dei lettori sono vari come vari e tanti sono gli scrittori che hanno calcato e calcano la scena letteraria. Tu ami Irène Némirovky come io amo Murakami Haruki al punto di leggere tutti i suoi libri. Di Irène ho letto solo “La preda” quest’estate e non mi ha colpito molto. Non è un brutto libro, anzi è scritto molto bene, ma non sono riuscito a entrare in sintonia con questa scrittrice. Proverò a leggere “Il vino della solitudine”, se lo trovo in libreria.
    Nicola

    1. Prova con questo romanzo o meglio ancora con due racconti “Il ballo” e “La moglie di Don Giovanni”. “La preda” cavalca altri temi cari alla N. ma anche io l’ho trovato meno interessante. Prima o poi in fiducia leggerò anche io Murakami Haruki 😉

  6. Ciao Stravy! Quante belle cose qui sul tuo blog e quante belle recensioni! Mi sono innamorata dei braccialetti del tuo post precedente, sono magnifici. Finalmente rieccomi, non riuscivo più a stare lontana. Ti abbraccio forte e si ricomincia. Devi poi raccontarmi le tue impressioni alla villa eh! Non sai che piacere mi ha fatto quel tuo messaggio. Un bacione Stravy, a presto.

    1. Ciao topina! Bentornata anche qui! Era impossibile per me passare da villa Ephrussi e non mandarti un messaggio, ci sono andata proprio per merito tuo 🙂 un luogo incantevole con un giardino strepitoso che tutti noi ci meriteremmo 😀 un bacione

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