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Luca Bianchini, Io che amo solo te, Mondadori

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I matrimoni sono materia complessa.
Salvo rare eccezioni, vivo con disagio la caciara della tradizione meridionale ma non mi riconosco nemmeno nel bon ton milanese e, sempre e comunque, temo i pranzi interminabili e il corredo di brindisi e portate che tengono gli invitati in ostaggio per ore.
Detto questo, il romanzo di Luca Bianchini è davvero delizioso e riconcilia con i preparativi stressanti, le ansie dell’ultimo minuto e la baldoria di estenuanti ricevimenti nuziali.

Un racconto che copre tre giorni in cui il paesino pugliese di Polignano è sferzato dal maestrale e dal vento euforico delle nozze di Damiano, erede del “re della patata” locale, e di Chiara figlia primogenita della sarta Ninella.
Al fermento febbrile legato alle nozze più esclusive dell’anno si coniuga l’aspettativa dei compaesani che puntano i loro sguardi curiosi sui due consuoceri, un tempo fidanzati. Protagonisti di uno scandalo locale che li aveva divisi per volontà delle famiglie, Don Mimì e Ninella non hanno mai dimenticato i sentimenti di un tempo, lo avverte da sempre anche la moglie di Don Mimì, che da anni scandaglia ogni sguardo che passa tra i due e frigge polpette per placare la sua ansia.
Se il rimpianto e la passione aleggiano sulla coppia mancata, l’incertezza e i dubbi tormentano le ultime ore di celibato di Damiano e tentano di scalfire anche le certezze di Chiara.

La magia del racconto sta tutta nella vivezza dei personaggi -anche quelli minori come i fratelli dei due sposi o i vicini di casa- nella capacità di trasferire sulla pagina profumi, suoni, colori, la salinità dell’aria, la sensazione del vento nei capelli, lo sciabordio del mare che si infrange sugli scogli.
Come in un riuscito affresco cinematografico ci si sente parte della festa, insieme ai 287 invitati, le posate, il chiacchiericcio, il tintinnio dei bicchieri.
Si origliano le conversazioni, ci si siede con Ninella sui gradini di casa per fumare una sigaretta, di nascosto dalle figlie, con lo sguardo perso all’orizzonte.
Si sorride di una realtà un tantino caricaturale, che forse non è esattamente come la descrive Bianchini ma che, al di là delle connotazioni geografiche, ci è piacevolmente familiare.
Qua e là nel testo ci sono -purtroppo- alcuni riferimenti al gossip nostrano e all’attualità, che tra qualche decennio invecchieranno il testo ma per ora preoccupiamoci del presente, in cui tutti sanno chi è Belen senza dover ricorrere alla nota a piè di pagina.

Viv

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